La piazza del Mercato, cuore pulsante dell’Aquila, si è animata questa mattina di una vibrante mobilitazione, voce dissenziente contro l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur.
L’evento, promosso da Forza Nuova e sostenuto dal Cospa Abruzzo, ha segnato l’apertura di un ciclo di proteste a livello nazionale, un campanello d’allarme per un accordo percepito come una minaccia esistenziale per il tessuto economico e sociale del territorio.
La presenza di trattori e mezzi agricoli, simbolo tangibile della forza del settore primario, ha contribuito a creare un’atmosfera di forte preoccupazione e determinazione.
Il fulcro della contestazione verte sull’impatto potenzialmente devastante sull’agroalimentare italiano, un settore che incarna la ricchezza di tradizioni, la qualità dei prodotti e l’identità culturale del Paese.
Forza Nuova, con il suo segretario provinciale Donato Liberatore, ha denunciato l’accordo come una scelta “scellerata”, un atto deliberato volto a sacrificare le eccellenze locali sull’altare dei profitti delle multinazionali.
La critica non si limita alla mera competizione commerciale, ma mira a evidenziare le profonde disparità negli standard di produzione e le conseguenze sulla sicurezza alimentare e sulla salute dei consumatori.
Il Cospa Abruzzo, rappresentante di numerose aziende locali, ha articolato una posizione più complessa e dettagliata dal punto di vista economico.
Dino Rossi, esponente del Cospa, ha espresso forte scetticismo riguardo alle misure compensative proposte dalla Commissione Europea, definendole un “contentino” inadeguato a fronte dell’incremento delle accise sul gasolio, un onere che grava in modo significativo sulle imprese agricole.
L’amarezza è amplificata dalla percezione di un trattamento iniquo: le risorse non dovrebbero essere limitate alle aziende più direttamente esposte alla concorrenza, ma distribuite a sostegno dell’intero comparto agricolo, comprese quelle già considerate sotto tutela.
Oltre al tema delle compensazioni, il Cospa ha sollevato la questione cruciale degli standard qualitativi e dei controlli sanitari sui prodotti importati.
La mancanza di trasparenza e l’applicazione di standard diversi potrebbero compromettere la sicurezza alimentare e penalizzare le imprese italiane che si attengono a rigorosi protocolli di produzione.
La protesta si configura quindi come una difesa non solo dell’economia locale, ma anche della salvaguardia del paesaggio rurale, della biodiversità e del mantenimento di un modello agricolo sostenibile.
Il rischio, paventato dai manifestanti, è quello di un progressivo spopolamento delle campagne, con conseguente perdita di posti di lavoro e di competenze tradizionali, accelerando un processo di erosione del tessuto sociale e culturale delle aree rurali.
La mobilitazione dell’Aquila rappresenta quindi un grido d’allarme, un appello alla responsabilità politica e alla necessità di ripensare un modello di sviluppo economico che metta al centro le persone, il territorio e la salvaguardia delle risorse naturali.








