Il Consiglio Comunale dell’Aquila ha discusso e respinto, con una netta maggioranza (15 voti contrari contro 7 favorevoli), un ordine del giorno presentato dalle consigliere Simona Giannangeli e Stefania Pezzopane.
Il documento, dal titolo evocativo – “Sostegno alla Global Sumud Flotilla e richiesta di azioni a tutela della sicurezza dei connazionali e dell’accesso umanitario a Gaza” – mirava a posizionare l’amministrazione comunale in una prospettiva di solidarietà verso la popolazione civile palestinese, duramente colpita dai conflitti e dalle complesse restrizioni che ne limitano l’accesso ai beni di prima necessità nella Striscia di Gaza.
L’ordine del giorno andava ben oltre una semplice espressione di empatia.
Riconosceva la “Global Sumud Flotilla” non solo come un’iniziativa umanitaria, ma come una forma di resistenza civile pacifica, un atto di disobbedienza civile volto a denunciare una situazione di emergenza umanitaria spesso ignorata dalle agenzie internazionali e dai media globali.
La “Sumud”, termine arabo che evoca resilienza, perseveranza e fermezza di fronte all’avversità, incarnava lo spirito dell’iniziativa: una testimonianza di speranza e determinazione in un contesto di profonda sofferenza.
L’imbarcazione, composta da attivisti provenienti da diverse nazioni, inclusi cittadini italiani, navigava nelle acque del Mediterraneo con un obiettivo preciso: forzare l’attenzione sulla crisi umanitaria che affligge Gaza, una crisi esacerbata da un blocco commerciale e da una serie di conflitti che hanno devastato le infrastrutture e impoverito la popolazione.
La flotta puntava a infrangere l’embargo, tentando di attraccare al porto di Gaza, un gesto simbolico ma carico di significato politico.
Il testo presentato all’attenzione del consiglio comunale includeva una richiesta formale rivolta al Governo italiano e al Ministero degli Esteri, sollecitando misure concrete per garantire la sicurezza dei connazionali coinvolti nella missione, in seguito a precedenti, drammatici episodi di violenza e assalti da parte delle forze israeliane in acque internazionali.
L’incidente del 2010, con la perdita di vite umane a bordo della Mavi Marmara, aleggiava pesantemente nella discussione, ricordando i rischi intrinseci a una simile iniziativa.
Oltre alla sicurezza dei partecipanti, l’ordine del giorno proponeva un impegno simbolico da parte del Comune dell’Aquila, attraverso comunicazioni ufficiali e iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla necessità di aprire un “corridoio umanitario”, un varco sicuro e garantito per consentire l’ingresso di aiuti essenziali: medicinali, cibo, acqua potabile, e materiali di prima necessità.
Si trattava di un appello a superare le logiche geopolitiche e priorizzare l’imperativo morale di alleviare la sofferenza umana.
L’intervento dell’assessore comunale Ersilia Lancia, durante il dibattito, ha acceso un acceso confronto, mettendo in luce le divergenze di opinione all’interno del consiglio e riflettendo le complessità della questione israelo-palestinese.
Circa trenta persone, tra cittadini e attivisti, erano presenti in aula per seguire la discussione, testimoniando l’interesse e la sensibilità che una tematica così delicata continua a suscitare.
Il rifiuto dell’ordine del giorno, seppur previsto, segna una battuta d’arresto nella ricerca di un approccio più attivo e solidale da parte dell’amministrazione comunale aquilana verso la popolazione di Gaza.

