All’Aquila, un’eco di disperazione si leva, increspando la solennità di un evento destinato a celebrare la rinascita culturale della città: l’inaugurazione di “L’Aquila Capitale della Cultura 2026”.
Fraterna Tau Onlus, realtà impegnata sul territorio attraverso la Mensa Celestiniana e servizi di supporto alle fasce più vulnerabili, unitamente alla CGIL L’Aquila, ha indirizzato una lettera urgente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sollecitando un intervento volto a salvaguardare la dignità umana e i diritti fondamentali di un numero crescente di migranti.
La missiva, siglata dal presidente di Fraterna Tau, Paolo Giorgi, e dal segretario generale CGIL, Francesco Marrelli, non è una semplice denuncia, ma una chiamata profonda ai valori fondanti della Repubblica Italiana.
Si richiama esplicitamente gli articoli della Costituzione che tutelano la dignità della persona, l’uguaglianza formale e sostanziale, e il diritto d’asilo, pilastri imprescindibili di una società civile che si dichiara inclusiva e accogliente.
L’emergenza, drammaticamente riscontrabile nell’epicentro dell’Abruzzo, si è acuita nelle ultime settimane.
Decine di persone in cerca di protezione, fuggendo da conflitti e persecuzioni, sono giunte all’Aquila, trovandosi ad affrontare condizioni di vita inaccettabili.
L’assenza di un sistema di accoglienza strutturato ha costretto questi individui a dormire all’aperto, esposti a temperature rigide e privi di qualsiasi forma di assistenza primaria.
La lettera sottolinea con forza l’inadeguatezza della risposta da parte delle istituzioni locali, accusate di non aver garantito un adeguato supporto di primo soccorso e, in alcuni casi, di aver deliberatamente ostacolato l’attivazione di soluzioni alternative, frutto dell’impegno di associazioni e cittadini.
L’assenza di un dormitorio pubblico rappresenta una criticità strutturale, aggravata dalla precarietà di spazi disponibili.
In questo contesto, l’iniziativa dei volontari di Fraterna Tau, che hanno improvvisato un dormitorio di emergenza in locali adiacenti alla Mensa Celestiniana, testimonia una straordinaria capacità di resilienza e solidarietà, seppur in condizioni di estrema difficoltà.
La temporanea impossibilità di utilizzare la chiesa in legno di Piazza d’Armi, destinata alla demolizione, esemplifica ulteriormente le limitazioni operative.
La richiesta di un intervento presidenziale, formulata in vista della visita del Capo dello Stato, non è un atto di strumentalizzazione, bensì un appello a un principio di responsabilità condivisa.
Si tratta di un monito a non contrapporre la celebrazione di una vetrina culturale alla sofferenza silenziosa di coloro che, in cerca di sicurezza e speranza, si ritrovano ai margini della società.
L’episodio pone una questione urgente: come conciliare la riedificazione materiale di una città con la ricostruzione dei valori etici che ne animano il tessuto sociale? Come garantire che la “capitale della cultura” sia anche una città accogliente e solidale, capace di onorare i suoi principi costituzionali e di offrire una risposta dignitosa a chi si trova in difficoltà? La risposta a queste domande è, forse, la vera sfida per l’Aquila e per l’intera nazione.

