Biblioteche a Pescara: rischio chiusura, l’opposizione insorge

L’annuncio di un ridimensionamento strategico delle biblioteche di Pescara, contenuto nel Documento di Indirizzo Progettuale (DIP) relativo alla nuova sede regionale, solleva un’ondata di preoccupazione e contestazione da parte dell’opposizione politica guidata dal Partito Democratico.

La questione, portata alla luce durante una conferenza stampa tenutasi nella biblioteca “Di Giampaolo”, non si configura semplicemente come una riorganizzazione degli spazi, ma come una potenziale ferita inferta al tessuto culturale e sociale della città.

Il progetto attuale prevede l’allocazione di soli mille metri quadrati per l’intero sistema bibliotecario all’interno dell’area di risulta, destinata alla nuova sede della Regione.

Questa scelta, secondo i consiglieri regionali e comunali presenti, rappresenta un cortocircuito con le esigenze di una comunità che aspira a una crescita culturale diffusa e inclusiva.

La decisione implica la chiusura delle sedi esistenti, la biblioteca “Di Giampaolo” e quella “d’Annunzio”, quest’ultima custode di un patrimonio librario e archivistico di circa 2.500 metri quadrati, un valore inestimabile che rischia di essere drasticamente ridotto.

La critica si estende oltre la mera questione dimensionale.
L’ubicazione della nuova sede regionale, e di conseguenza del ridotto spazio bibliotecario, non favorisce la riqualificazione urbana delle aree periferiche, come auspicato da esponenti della Chiesa locale, come Don Max, il quale sottolineava l’importanza di portare la vita sociale e culturale nei quartieri per contrastare la marginalizzazione e il degrado.
L’attuale scelta proietta l’offerta culturale in un’area centralizzata, accentuando le disuguaglianze territoriali e impoverendo la vitalità delle zone più disagiate.

Il Partito Democratico denuncia una visione miope e priva di lungimiranza da parte dell’amministrazione regionale e comunale, guidata dai rappresentanti del centrodestra.
La decisione appare come un atto di dissacrazione nei confronti della cultura, riducendo le biblioteche a meri aggregati funzionali, ignorando il loro ruolo cruciale come presidi di legalità, aggregazione sociale e promozione della cittadinanza attiva.
Le biblioteche non sono soltanto contenitori di libri, ma luoghi di incontro, di scambio di idee, di crescita personale e collettiva.
La loro chiusura o il loro drastico ridimensionamento significherebbe privare la comunità di uno strumento essenziale per la sua evoluzione.
La questione sollevata non si esaurisce nella mera opposizione politica.
Si tratta di un appello a difendere il diritto alla cultura, a promuovere una visione di sviluppo urbano che tenga conto delle esigenze di tutti i cittadini e a preservare il patrimonio culturale della città per le future generazioni.
La battaglia per le biblioteche di Pescara è, in fondo, una battaglia per il futuro stesso della città.

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