Caccia in Abruzzo, il TAR sospende la stagione: un passo avanti per la fauna selvatica

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell’Abruzzo ha emesso un provvedimento cautelare di notevole impatto, accogliendo il ricorso presentato congiuntamente da Lndc Animal Protection e dalla Stazione Ornitologica Abruzzese (Soa) in merito al calendario venatorio regionale per le stagioni 2025/26.
La decisione sospende, in via d’urgenza, le date di apertura e chiusura della caccia per alcune specie di turdidi – cesena, tordo sassello e tordo bottaccio – significativamente riducendole rispetto a quanto precedentemente stabilito dalla Regione.
Nello specifico, la caccia a queste specie sarà ora consentita unicamente fino al 10 gennaio, un termine coerente con le raccomandazioni scientifiche fornite dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).
Questo allineamento sottolinea la crescente importanza attribuita alle evidenze scientifiche nella gestione della fauna selvatica, un aspetto cruciale per la conservazione delle risorse naturali.

Il TAR ha motivato la propria decisione ritenendo insufficientemente giustificate le scelte del calendario venatorio regionale, che si discostavano dal parere scientifico dell’ISPRA.

Il tribunale ha espresso dubbi sulla validità delle motivazioni addotte dalla Regione per derogare alle indicazioni dell’ISPRA, evidenziando come tali deroghe non siano supportate da una solida base scientifica.
In particolare, l’ISPRA ha rilevato che la migrazione del tordo bottaccio, un evento cruciale per la sua sopravvivenza, si concentra sulla metà del mese di gennaio, rendendo necessaria una sospensione delle attività venatorie in quel periodo.
La questione non si esaurisce con questo provvedimento cautelare.
È stata infatti fissata per l’11 marzo la discussione di merito del ricorso, dove saranno approfonditi gli aspetti legali e scientifici della controversia.

In aggiunta, il TAR ha condannato la Regione Abruzzo e la Federazione Italiana della Caccia al pagamento di 2.000 euro a titolo di spese processuali, ribadendo l’importanza di un approccio responsabile e conforme alla legge nella gestione del patrimonio faunistico.
Questa sentenza rappresenta un punto di svolta significativo, come sottolineato da Michele Pezone, responsabile diritti animali di Lndc Animal Protection. Essa ribadisce il principio fondamentale che la gestione della fauna selvatica deve essere guidata da rigorosi criteri scientifici, e non da pressioni politiche o interessi particolari.

Le associazioni ricorrenti vedono questa decisione come un passo cruciale per la tutela della biodiversità e per l’adeguamento alle normative europee in materia di conservazione della natura.
Augusto De Sanctis e Massimo Pellegrini della Soa, pur accogliendo positivamente il provvedimento, lamentano la persistente inadempienza della giunta regionale nella raccolta e nell’analisi dei dati faunistici, auspicando un approccio più prudente ed evitando soluzioni che ignorano le evidenze scientifiche.
L’episodio evidenzia la necessità di un continuo dialogo tra le istituzioni, gli enti di ricerca e le associazioni ambientaliste per garantire una gestione sostenibile e responsabile del patrimonio faunistico abruzzese.

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