La recente comunicazione, recapitata a una famiglia attraverso l’assistente domiciliare, si configura come un campanello d’allarme per molte altre.
Si tratta di una lettera aperta, un grido di sollecitudine emanato dalla madre di un bambino affetto da Disturbo dello Spettro Autistico, che denuncia le procedure e i tempi di implementazione di una nuova regolamentazione comunale – approvata dall’Aquila a giugno 2025, in linea con le direttive regionali – concernente la compartecipazione alle spese per servizi sociali e sociosanitari.
La denuncia non verte tanto sulla misura in sé, quanto sull’assoluta mancanza di preparazione e trasparenza con cui è stata imposta.
La madre sottolinea con amarezza come, nell’arco di sette mesi – da giugno 2025 al gennaio 2026 – avrebbero potuto essere intraprese azioni per informare le famiglie, agevolando la comprensione delle implicazioni economiche in relazione al loro Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).
Un lasso di tempo sufficiente per prevedere, calcolare e comunicare in modo proattivo l’entità delle spese che sarebbero gravate sulle famiglie.
Il documento ricevuto recita l’introduzione della compartecipazione a partire dal 1° gennaio 2026 per i servizi Speciali di Assistenza Domiciliare (SAD) e Assistenza Domiciliare Intensiva (ADI), con un tetto massimo fissato al 30%.
L’oscurità, tuttavia, persiste: l’importo preciso rimane sconosciuto, così come la base percentuale di calcolo.
La scadenza imminente per la presentazione dell’ISEE – il 15 febbraio – impone una corsa contro il tempo, aggravata dalla comunicazione ritardata della quota individuale, priva di indicazioni temporali.
La prospettiva di sospensione del servizio in caso di mancato pagamento, dopo soli tre mesi di inadempienza, aggiunge un ulteriore strato di ansia.
L’accesso a chiarimenti è limitato a finestre orarie ridotte, accentuando la sensazione di distanza e difficoltà di comunicazione con gli enti pubblici.
La lettera trascende la mera questione burocratica, immergendosi nella realtà quotidiana di una famiglia che dipende dall’assistenza specializzata.
Quelle poche ore settimanali di supporto educativo domiciliare rappresentano un respiro vitale, un momento di sollievo e continuità per il bambino e per i genitori.
La paura di dover rinunciare a questo servizio, a causa di una compartecipazione percepita come eccessiva, significa negare al figlio l’appuntamento regolare con un’assistente che è diventata un punto di riferimento, un’amica, una compagna di gioco.
Si tratta di un legame umano prezioso, potenzialmente frantumato dalla pressione finanziaria.
In un contesto politico teso, segnato da recenti scontri tra maggioranza e opposizione, la madre lancia un accorato appello: un invito a non strumentalizzare il dolore di una famiglia, a non trasformare una questione di assistenza sociale in un’arena politica.
Un monito a riconoscere la fragilità umana che si cela dietro le cifre e le procedure, a privilegiare l’empatia e la comprensione rispetto alla logica del conflitto.
Un richiamo alla responsabilità collettiva nei confronti di chi, più di ogni altro, ha bisogno di sostegno e protezione.

