La cronica difficoltà nel garantire l’assistenza di emergenza-urgenza nel sistema sanitario regionale del Molise si acuisce, richiedendo interventi di natura straordinaria e sollevando interrogativi profondi sulla sostenibilità del modello attuale.
L’assegnazione temporanea di quattro specialisti con incarichi libero-professionali agli ospedali di Campobasso e Isernia rappresenta un palliativo, un argine fragile contro un’onda di carenza strutturale che nega, in modo concreto, la piena fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per la popolazione.
La situazione è resa evidente da una recente comunicazione emessa dalla direzione del reparto di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza dell’Ospedale “Cardarelli” di Campobasso, firmata dalla Dottoressa Paola Di Rocco.
La richiesta, datata 9 gennaio, non è un’anomalia, ma il sintomo di un problema cronico: la necessità urgente di una revisione delle strategie di reclutamento e di un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro.
Nonostante i ripetuti bandi di concorso, i quali, apparentemente, dovrebbero garantire l’adeguato afflusso di personale medico, questi si sono rivelati infruttuosi nel colmare il vuoto lasciato dalle dimissioni, dai pensionamenti e dalla fuga di cervelli verso regioni con migliori condizioni contrattuali e prospettive di carriera.
La gravità del contesto è ulteriormente sottolineata dall’intervento della Struttura Commissariale del Molise, che, in data 30 dicembre, ha autorizzato, in via eccezionale, l’Azienda Sanitaria Regionale (ASRem) a ricorrere a medici in pensione per coprire i turni e preservare, almeno in parte, la continuità assistenziale.
Questa misura, seppur comprensibile in un momento di emergenza, evidenzia una profonda fragilità del sistema e solleva questioni etiche complesse: l’affidare la gestione dell’emergenza a risorse anziane non può costituire una soluzione definitiva, ma solo un temporaneo compromesso.
La situazione attuale impone una riflessione approfondita sulle cause profonde di questa crisi.
Oltre ai fattori economici e contrattuali, è necessario considerare l’impatto della burocrazia, la difficoltà di attrarre giovani medici in aree geograficamente periferiche e la percezione di un sistema sanitario pubblico sovraccarico e poco valorizzante per il personale.
Una risposta efficace richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga non solo l’amministrazione sanitaria, ma anche le istituzioni regionali, le associazioni di categoria e, soprattutto, i medici stessi.
Solo attraverso un dialogo costruttivo e un impegno condiviso sarà possibile ricostruire un sistema sanitario resiliente, capace di garantire a tutti i cittadini molisani l’accesso a cure tempestive ed efficaci.
La sfida è complessa, ma l’imperativo è chiaro: proteggere la salute dei cittadini è un dovere imprescindibile.

