La Global Sumud Flotilla, impegnata in una missione di monitoraggio marittimo nel Mediterraneo, sta affrontando una crescente escalation di aggressioni che sollevano serie preoccupazioni sulla sicurezza delle operazioni umanitarie in mare aperto.
Saverio Tommasi, giornalista di Fanpage a bordo della Karma, un’imbarcazione parte del progetto ‘Tutti gli occhi sul Mediterraneo’ (TOM) promosso dall’ARCI, ha descritto un quadro di crescente tensione e audacia negli attacchi subiti.
Lungi dall’essere semplici episodi isolati, le azioni aggressive, che includono l’impiego di droni e l’utilizzo di dispositivi sonori capaci di innescare incendi alle vele e ostacolare la navigazione, configurano una strategia volta a intimidire e potenzialmente a ostacolare il lavoro di monitoraggio svolto dalla flottiglia.
Tommasi ha narrato di notti passate in stato di massima allerta, con la testa rivolta verso l’alto per scrutare la presenza dei droni che sorvolavano l’intera area operativa, talvolta penetrando nel perimetro delle imbarcazioni e impiegando armi acustiche pericolose.
A ciò si sono aggiunti attacchi con sostanze irritanti, un ulteriore elemento di pericolo che rende precaria la sicurezza dell’equipaggio.
La gravità della situazione è accentuata dal fatto che gli attacchi si sono verificati in acque internazionali, a circa 27 miglia dalle coste greche, un aspetto che, secondo il giornalista, qualifica le azioni come atti di pirateria.
L’impiego di droni e la natura aggressiva delle azioni suggeriscono un livello di organizzazione e determinazione che va ben oltre la semplice dissuasione.
Nonostante la crescente minaccia, l’equipaggio mantiene un atteggiamento di vigilanza e coesione.
L’ARCI locale, in collaborazione con il Cfu – Circolo universitario e Futuro Imperfetto, ha organizzato un collegamento in diretta dalla Karma per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del lavoro svolto dalla Global Sumud Flotilla.
La priorità, al momento, è mantenere la vicinanza tra le imbarcazioni, rafforzando la protezione reciproca e consolidando i canali di comunicazione.
Questo approccio, volto a prevenire la dispersione e a massimizzare la capacità di risposta, riflette una strategia volta a contrastare l’escalation e a garantire la continuazione della missione, fondamentale per il monitoraggio dei diritti umani e per la salvaguardia della vita in mare.
La situazione pone interrogativi urgenti sulla protezione delle operazioni umanitarie e sull’obbligo di garantire la libertà di navigazione in acque internazionali.

