L’ordinanza di custodia cautelare in carcere del giudice per le indagini preliminari di Pescara, Francesco Marino, getta luce su un drammatico evento accaduto a Lettomanoppello, ricostruendo le dinamiche di un omicidio premeditato e un tentativo di omicidio che hanno strappato una vita e traumatizzato un bambino.
Antonio Mancini, 69 anni, è accusato di aver deliberatamente causato la morte della ex moglie, Cleria Mancini, 66 anni, e di aver aggredito con armi da fuoco il nipote dodicenne, in un gesto che il magistrato qualifica come espressione di un risentimento profondo e distorto.
La ricostruzione degli eventi, basata sulle evidenze raccolte e in particolare sul toccante resoconto del minore, rivela un escalation di violenza pianificata.
Il 69enne, a bordo del suo veicolo per disabili, aveva ripetutamente minacciato la donna e il nipote, anticipando l’atrocità che poi avrebbe compiuto.
Il gip sottolinea come queste minacce, lungi dall’essere semplici sfoghi verbali, rappresentassero un chiaro presagio dell’intenzione omicida.
Il dramma si consuma mentre Cleria e il nipote rientravano a casa.
Mancini si affianca alla loro auto e, con un colpo di pistola, colpisce mortalmente la donna.
La reazione del bambino, testimone diretto dell’atrocità, è cruciale per comprendere l’evoluzione della tragedia.
Il minore, percependo la gravità della situazione e comprendendo l’imminente pericolo, si rifugia presso un’autovettura parcheggiata nelle vicinanze.
Ma la furia dell’aggressore non si placa: Mancini, in un gesto che il gip descrive come ulteriore conferma della sua volontà di colpire indiscriminatamente, apre il fuoco contro l’autovettura, frantumandone il lunotto posteriore.
La motivazione alla base di questo atto di violenza, come evidenziato dall’ordinanza, affonda le radici in un profondo risentimento.
Mancini, secondo il gip, intendeva sfogare la sua rabbia verso il figlio, proiettando la sua frustrazione su un membro della famiglia strettamente legato al figlio stesso: il nipote.
Questa dinamica, che coinvolge relazioni familiari complesse e dolorose, offre uno sguardo inquietante sulle dinamiche psicologiche che possono condurre a gesti estremi.
L’ordinanza del gip non solo ricostruisce i fatti, ma ne sottolinea anche la premeditazione e la gravità, giustificando la necessità di una custodia cautelare in carcere per Antonio Mancini, in attesa del processo.
Il racconto del nipote, carico di angoscia e terrore, rappresenta una testimonianza indelebile di una tragedia che ha segnato per sempre la sua esistenza, e che il sistema giudiziario si appresta a sanzionare con la massima severità.

