La persistente disparità di trattamento riservata ai lavoratori in somministrazione impiegati da LFoundry da oltre un decennio ha acceso un acceso allarme nelle segreterie territoriali Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil.
La vicenda, che emerge da una lettura approfondita dell’ultimo ordine di servizio datato 23 dicembre, solleva interrogativi inquietanti sull’applicazione del principio di equità e sulla corretta interpretazione della normativa che disciplina il lavoro temporaneo.
Gli accordi recentemente siglati, apparentemente volti a mitigare l’impatto economico di una fase di contrazione produttiva, prevedono un accesso agli ammortizzatori sociali – un sostegno economico cruciale in periodi di crisi – pari al 30% dell’orario lavorativo per la generalità del personale.
Un beneficio sostanziale, che contrasta drasticamente con la condizione imposta ai lavoratori in somministrazione: una riduzione dell’orario di lavoro del 100% a partire dal 1° gennaio 2026, senza alcuna forma di rotazione o mitigazione.
Questa drastica differenziazione non solo appare ingiusta, ma rischia di configurare una violazione del decreto legislativo 81/2015.
La normativa, inequivocabile, garantisce ai lavoratori in somministrazione, a parità di mansioni e responsabilità, condizioni economiche e normative non inferiori a quelle riconosciute ai dipendenti diretti dell’azienda utilizzatrice.
L’attuale gestione, con questa disparità radicale, sembra distorcere la finalità stessa del lavoro temporaneo, trasformandolo in uno strumento per comprimere drasticamente i costi a carico di una specifica platea di lavoratori.
I sindacati denunciano con forza come questa gestione riveli un approccio miope e potenzialmente illegale, che ignora i diritti fondamentali dei lavoratori e mina la credibilità del sistema di ammortizzatori sociali.
La decisione di escludere i somministrati da questo importante sostegno economico, senza offrire alternative, si traduce in una penalizzazione ingiustificata e una fonte di profonda precarietà.
I rappresentanti sindacali sollecitano con urgenza una revisione immediata di questa decisione, chiedendo l’applicazione uniforme del 30% di ammortizzo anche per i lavoratori in somministrazione.
In caso di mancata risposta positiva e di continui atti di prevaricazione, i sindacati annunciano l’avvio di azioni sindacali e di protesta volte a tutelare i diritti dei lavoratori e a garantire il rispetto della legalità.
La vicenda LFoundry si configura, dunque, come un campanello d’allarme sullo sfruttamento del lavoro temporaneo e sulla necessità di un controllo più rigoroso dell’applicazione delle normative in materia.

