L’immagine è potente: un volto monumentale, quello di Mario Magnotta, che emerge da un murale di notevoli dimensioni, un’icona popolare catturata per sempre in un gesto che trascende la semplice aneddotica.
L’opera, collocata all’Aquila, di fronte al polo scolastico di Colle Sapone, non è solo un omaggio a un uomo, ma un simbolo di resilienza, di ironia come strumento di resistenza e di una forma di comunicazione pre-digitale che ha anticipato l’era dei social media.
Il numero “480.000” – il prezzo di una lavatrice San Giorgio – non è casuale.
È il punto di partenza di una narrazione che affonda le radici nel 1987, un anno segnato dal divorzio di Magnotta e dalla conseguente separazione dei beni, con la moglie che si porta via l’elettrodomestico.
Da questa vicenda apparentemente banale, due ex studenti, Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta, tessono una rete complessa di scherzi telefonici, creando un universo parallelo fatto di finte identità, clausole assurde e una farsa che coinvolge il bidello, ignaro di essere protagonista di un’opera d’arte collettiva.
Il “Magnotta Day”, celebrato ogni 16 settembre, commemora il culmine di questo gioco, quando la voce di Magnotta, in una risposta impulsiva a un’accusa di aver perso un’esclusiva commerciale, si eleva in una dichiarazione iconica: “Mi iscrivo ai terroristi!”.
Un’affermazione che, impressa su musicassetta, si propagò a macchia d’olio, diventando un tormentone nazionale, un fenomeno culturale pre-internet che ha anticipato il virale.
Mario Magnotta, involontariamente, si trasforma in un proto-influencer, un personaggio che incarna l’antieroe, il ribelle gentile capace di sfidare il potere attraverso l’umorismo e la provocazione.
Il murale, opera dell’artista aquilano Daniele Gottastia, è più di una semplice rappresentazione visiva: è un monumento alla capacità dell’uomo di trovare leggerezza anche nei momenti più difficili, un invito a non prendersi troppo sul serio.
Le parole del sindaco, Pierluigi Biondi, sottolineano il ruolo di Magnotta come precursore, un combattente che ha scelto l’ironia come arma di difesa.
Il ricordo delle cassette che circolavano di mano in mano, testimonia la forza di una comunicazione intima, condivisa e autentica, ben lontana dalla fredda impersonalità dei media digitali.
L’appello di Videtta, a preservare la casa del bidello e a trasformarla in un museo, rivela il desiderio di onorare la memoria di un personaggio che ha saputo donare risate e speranza in tempi di crisi.
La leggenda dell’appartamento nascosto nei sotterranei della scuola, un rifugio segreto di proporzioni quasi monumentali, aggiunge un tocco di mistero a questa storia, evocando un’immagine di Magnotta come spirito libero, un’anima ribelle che ha saputo trovare conforto e ispirazione in un luogo inaspettato.
L’opera, quindi, non è solo un omaggio a un uomo, ma un invito a riscoprire il valore dell’umorismo, della condivisione e della resilienza, qualità che rendono l’umanità degna di essere celebrata.

