Nove anni dopo Rigopiano: il dolore e la speranza di un’anniversario.

Nove anni.

Nove inverni segnati da un vuoto incolmabile, un lutto che si rinnova ogni 18 gennaio a Farindola.
La comunità, le famiglie, il paese intero si apprestano ad accogliere, con il cuore spezzato ma con la resilienza che contraddistingue il popolo abruzzese, il doloroso anniversario della tragedia dell’Hotel Rigopiano.

Quel 18 gennaio 2017, una massa di neve e ghiaccio, una valanga di quasi 120.000 tonnellate, si riversò su una struttura ricettiva che rappresentava un punto di riferimento per il turismo montano, cancellando vite e sogni in un istante.

La commemorazione, un rituale intriso di commozione e memoria, si snoderà attraverso una fiaccolata suggestiva, simbolo di speranza e di luce che squarcia le tenebre del dolore.

L’alzabandiera, accompagnato dal suono solenne della tromba e dalla deposizione di fiori e corone, sarà un momento di raccoglimento e di omaggio ai caduti.
La successiva celebrazione religiosa, celebrata sul luogo stesso della catastrofe, vedrà la lettura dei nomi delle ventinove vittime, accompagnata dalla delicata offerta di ventinove rose bianche, un gesto simbolico di purezza e di ricordo.

Al tramonto, alle ore 16:49, l’interpretazione corale del “Signore delle Cime” e il rilascio di ventinove palloncini bianchi creeranno un’atmosfera di profonda emozione, un inno alla vita che si leva dalle macerie.

La presenza della sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti, testimonia l’attenzione istituzionale verso questa ferita ancora aperta.
L’anniversario non si conclude con la cerimonia.
L’11 febbraio si attende con ansia la sentenza dell’appello bis, un capitolo cruciale del lungo e complesso iter giudiziario.

Il primo grado a Pescara aveva visto un quadro di assoluzioni e condanne, un verdetto poi revisionato in appello all’Aquila, con un aumento delle responsabilità accertate.
La Cassazione aveva successivamente annullato alcune condanne, aprendo la strada a una nuova valutazione delle posizioni di sei dirigenti regionali.
Il pubblico ministero di Perugia, Paolo Barlucchi, nel suo intervento, ha espresso l’auspicio di confermare le condanne già proferite a carico di figure chiave come dirigenti della Provincia di Pescara, l’allora sindaco di Farindola e un tecnico comunale, nonostante i termini di prescrizione fossero stati precedentemente ritenuti sopraggiunti.
Una possibile reinterpretazione della normativa, che farebbe riferimento ai termini previsti per i reati dolosi, potrebbe contribuire a riaprire le prospettive di accertamento di responsabilità.
La vicenda, tuttavia, è tutt’altro che conclusa: la sentenza di Perugia potrebbe essere oggetto di ulteriore impugnazione, aprendo un nuovo fronte di battaglia dinanzi alla Corte di Cassazione.

Ripercorrere gli eventi di quel giorno, nove anni or sono, significa ricordare la potenza distruttiva della natura, ma anche l’inadeguatezza di sistemi di monitoraggio e prevenzione che hanno contribuito a rendere possibile la tragedia.
L’Hotel Rigopiano, incastonato in un paesaggio di straordinaria bellezza, un luogo di accoglienza e di riposo, fu inghiottito in pochi istanti, lasciando dietro di sé un bilancio di ventinove vite spezzate, undici storie di sopravvissuti e una comunità intera segnata da un dolore profondo e duraturo.

La memoria, il ricordo e la ricerca di giustizia restano i pilastri su cui costruire un futuro più sicuro per le comunità montane e per tutti coloro che vivono e operano in un territorio fragile e vulnerabile.

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