Nove anni.
Un decennio segnato da un lutto profondo, da un dolore che si propaga come un’onda sismica, colpendo non solo le famiglie delle vittime ma l’intera comunità abruzzese e, in un certo senso, l’intera nazione.
A Chieti, il monumento alle vittime del crollo dell’Hotel Rigopiano si erge come silenzioso testimone di una tragedia evitabile, un monito contro l’inerzia e la negligenza.
Loredana Lazzari, madre di Dino Di Michelangelo, poliziotto deceduto insieme alla moglie Marina Serraiocco, esprime un desiderio semplice ma potente: giustizia.
Non una giustizia formale, un adempimento burocratico, ma una giustizia sostanziale che riconosca e riparerà le mancanze che hanno portato alla perdita di 29 vite umane.
Il crollo, inizialmente presentato come evento naturale, si è rivelato, attraverso un lungo e travagliato percorso giudiziario, essere il prodotto di una concatenazione di errori e omissioni che hanno coinvolto diversi attori, da Anas alla gestione della sicurezza dell’hotel.
La mancata manutenzione delle turbine idroelettriche, un elemento cruciale nella dinamica del disastro, è stata oggetto di dibattito e controversie, con la necessità di accertare le responsabilità in capo a chi, a vari livelli, aveva il dovere di garantire la sicurezza.
Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, sottolinea come la verità processuale sia progressivamente emersa, portando alla luce un quadro desolante di negligenza pluridimensionale.
Il ruolo dei giudici di Cassazione, che hanno evidenziato le responsabilità di più soggetti, assume un significato particolare: non solo definire le colpe, ma anche fornire una base per la riparazione del danno e la prevenzione di simili tragedie in futuro.
Il pensiero di Alessandro si estende oltre il cerchio stretto delle vittime del Rigopiano, abbracciando la memoria di altri cari scomparsi, come suo padre e Gianni Colangeli, figure significative nella sua vita.
La giustizia, in questo senso, diventa un atto di pietà, un omaggio a chi non c’è più.
Il dolore, però, non si limita alla sfera individuale.
Loredana Lazzari, con profonda empatia, indirizza un pensiero alle famiglie delle vittime di Crans Montana, condividendo una comprensione intima e profonda del lutto che le attanaglia.
Solo chi ha vissuto la devastazione di una perdita simile può offrire un sostegno autentico e una speranza condivisa.
Il profondo legame con la Polizia di Stato, definita “seconda famiglia”, ha giocato un ruolo cruciale nel processo di resilienza di Alessandro.
Il sostegno e la solidarietà ricevuti hanno rappresentato un pilastro fondamentale per superare il trauma e ricostruire la propria esistenza.
Il sindaco Diego Ferrara, con un gesto simbolico, ha promesso di dedicare il monumento alle vittime, in occasione del decennale, a Dino Di Michelangelo, perpetuando la sua memoria e onorando il suo sacrificio.
Questa intitolazione rappresenta un impegno concreto per non dimenticare e per promuovere una cultura della sicurezza e della responsabilità.
La speranza, nonostante tutto, rimane viva: una giustizia che non sia solo un atto di riparazione, ma un vero e proprio atto di cambiamento, capace di trasformare il lutto in un motore di progresso civile.








