Rigopiano, 7° Anniversario: Memoria, Dolore e la Richiesta di Giustizia

Nove anni.
Un decennio gravido di memoria, dolore e attesa di giustizia per la comunità di Farindola e per l’intera Abruzzo, segnati dalla sciagura di Rigopiano.
Le commemorazioni, sobrie ma cariche di significato, si sono svolte oggi, testimoniando la resilienza di un territorio e la ferma volontà di non dimenticare le 29 vittime inghiottite dalla valanga del 18 gennaio 2017.

Oltre al luogo stesso del disastro, il silenzioso e imponente Gran Sasso, le cerimonie si sono estese a Chieti e Montesilvano, coinvolgendo un’ampia rappresentanza istituzionale e civile.

La presenza del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, del presidente della Regione Marco Marsilio, del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, del sindaco di Farindola Luca Labricciosa, delle forze dell’ordine e, soprattutto, del Comitato dei familiari delle vittime, ha sottolineato l’importanza di questa giornata e l’impegno delle istituzioni a non abdicare alla responsabilità di garantire verità e risarcimenti adeguati.

La pioggia battente e il freddo pungente non hanno dissuaso circa un centinaio di persone, familiari, amici, concittadini, che si sono raccolti a Rigopiano per onorare la memoria dei defunti.

Il sindaco Labricciosa, con parole amare e dirette, ha lanciato un monito alle istituzioni, evidenziando la persistente precarietà che affligge la valle: la chiusura di attività produttive, l’esodo demografico, la sensazione di abbandono.

Un grido d’allarme che si leva dalla terra, chiedendo non promesse vane, ma azioni concrete per rilanciare la comunità e sanare una ferita ancora aperta.
La cerimonia, permeata di profondo rispetto e commozione, si è articolata in una toccante sequenza di gesti simbolici: la fiaccolata, illuminando l’oscurità della montagna; l’alzabandiera, accompagnato dal suono solenne della tromba; la deposizione di fiori e corone, testimonianza del cordoglio universale; la celebrazione della messa, un atto di fede e di speranza; la lettura dei nomi delle vittime, una litania di dolore; la liberazione di 29 rose bianche, metafora di purezza e di vite spezzate.

L’interpretazione corale di “Signore delle Cime” del coro Pacini di Atri, al momento preciso dell’implosione dell’hotel, delle 16:49, ha amplificato la drammaticità dell’evento, mentre 29 palloncini bianchi si sono innalzati verso il cielo, portando con sé i sogni infranti di 29 persone.
Il futuro prossimo è segnato dalla tanto attesa sentenza dell’appello bis, l’11 febbraio, un momento cruciale per il processo che coinvolge i responsabili della tragedia, un atto di giustizia per i familiari delle vittime e un monito per il Paese intero, affinché una catastrofe di questo impatto non si ripeta mai più.

Oltre la sentenza, però, resta il bisogno impellente di una riflessione profonda sulle fragilità del nostro rapporto con il territorio, il rischio idrogeologia e il precario equilibrio tra sviluppo economico e sicurezza della persona, un equilibrio che la valanga di Rigopossesso diattorno è il rischio che il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il il

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