Il ricordo di Rigopiano, un nome impresso a fuoco nella memoria collettiva, persiste come un monito severo e una profonda ferita per l’Italia.
A nove anni dalla catastrofe che il 18 gennaio 2017 spazzò via l’hotel di Farindola, portando con sé la vita di ventinove persone, emerge un’urgenza di riflessione che va ben oltre la mera commemorazione.
Il pensiero del Capo della Polizia, Vittorio Pisani, espresso a margine della cerimonia di Giuramento del 231° Corso Allievi Agenti, incarna questo bisogno di un’analisi critica e di un impegno concreto per il futuro.
La tragedia di Rigopiano non fu un evento isolato, ma un tassello doloroso in una sequenza di eventi sismici e frane che hanno segnato il nostro Paese.
E’ un capitolo che esige una revisione delle politiche di gestione del territorio, dell’efficacia dei sistemi di monitoraggio del rischio idrogeologico e della capacità di protezione civile di rispondere in modo tempestivo ed efficace.
La devastazione dell’hotel, inghiottito da una valanga, ha rivelato non solo la fragilità delle infrastrutture abitative in aree a rischio, ma anche le lacune nella comunicazione e nell’informazione fornita alla popolazione.
La mancanza di un’adeguata prevenzione, aggravata da previsioni meteorologiche non correttamente interpretate e da un protocollo di evacuazione insufficiente, contribuì ad amplificare le conseguenze della catastrofe.
Oggi, il ricordo dei ventinove che persero la vita e la resilienza degli undici sopravvissuti ci spingono a interrogare la nostra capacità di apprendere dagli errori del passato.
Non si tratta solo di onorare le vittime, ma di tradurre il dolore in azione, implementando misure di sicurezza più rigorose, promuovendo una cultura della prevenzione e rafforzando la collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e popolazione.
L’impegno del Corpo di Polizia di Stato, e di tutte le forze dell’ordine, deve estendersi oltre la semplice applicazione della legge, abbracciando un ruolo attivo nella sensibilizzazione e nell’educazione al rischio, contribuendo a costruire un futuro in cui tragedie come quella di Rigopiano possano essere evitate.
La memoria non deve essere un peso, ma un motore per il cambiamento, un impulso costante verso una nazione più sicura e consapevole.

