Rigopiano, nove anni dopo: un appello all’azione.

Nove anni sono trascorsi.
Nove anni dalla frane di Rigopiano, un lutto ancora vivo, una ferita aperta.
Non solo commemorazione, ma un appello pressante.

Il sindaco di Farindola, Luca Labbricciosa, ha espresso con franchezza un rammarico profondo: troppo spesso le parole di vicinanza e le promesse si sono rivelate insufficienti a colmare il divario tra la retorica e la realtà.

La memoria delle ventinove vittime non debba essere un mero ricordo, ma uno stimolo ad agire concretamente.

Un imperativo categorico per trasformare l’inerzia in azione, il lamento in risultati tangibili per le famiglie, per i giovani che hanno perso tutto, per la comunità intera.
Il grido è rivolto al Governo, alla Regione, alle Province, ai Comuni, al Parco Nazionale, alla Protezione Civile: è necessario un’azione sinergica, coordinata e tempestiva.

Una cabina di regia interistituzionale, trasparente e operativa, capace di definire un cronoprogramma verificabile e di tradurre le necessità in progetti esecutivi.
L’attenzione non può limitarsi agli interventi di emergenza, ma deve abbracciare un piano strategico di sviluppo socio-economico che favorisca la ripresa delle microimprese, agevoli l’accesso al credito, offra strumenti fiscali mirati, promuova politiche attive per il lavoro e la formazione dei giovani.

La rigenerazione dell’area di Rigopiano è un obiettivo prioritario, con investimenti mirati alla riqualificazione delle infrastrutture viarie, alla realizzazione di micro-infrastrutture, alla cura della segnaletica e alla manutenzione del territorio.
È essenziale creare un luogo della memoria degno e vivace, un simbolo di speranza e di rinascita.

Il turismo lento e sicuro, valorizzando sentieristica curata, informazione dettagliata per i visitatori e sistemi di allerta efficienti, rappresenta una leva fondamentale per la rivitalizzazione economica della Valle Vestina.
Un’urgenza imprescindibile è la sistemazione della viabilità montana, che ogni autunno e inverno risulta inagibile, isolando le province di Teramo, Pescara e L’Aquila.

Sono necessari interventi strutturali: paravalanghe, gallerie paramassi, reti di protezione, monitoraggio costante di valanghe e caduta massi, piani neve coordinati tra Anas, enti locali, Parco e Protezione Civile.

Il ritorno dell’ospitalità, elemento cardine della ricostruzione, deve essere agevolato attraverso un percorso amministrativo trasparente che consenta la riedificazione di strutture ricettive, ove necessario, in aree più sicure dal punto di vista valanghivo, idrogeologico e sismico, sfruttando gli strumenti messi a disposizione per la ricostruzione post-sisma.
La sicurezza è il presupposto imprescindibile.

Solo una comunità sicura può ricostruire il proprio futuro.

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