Rigopiano, si avvicina la sentenza: speranze e dubbi per le vittime

Il 11 febbraio si avvicina, segnando un capitolo cruciale nel lungo e doloroso percorso di giustizia per la tragedia di Rigopiano, un evento che ha scosso profondamente la comunità abruzzese e l’intera nazione.
La data è stata ufficialmente fissata per la sentenza d’appello bis, un processo che vede coinvolti l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e l’allora dirigente regionale, Pierluigi Caputi, figure chiave nelle dinamiche che hanno preceduto e caratterizzato l’immane disastro del 18 gennaio 2017.

L’udienza odierna a Perugia, sede del processo, è stata caratterizzata dalle arringhe difensive, un momento in cui gli avvocati hanno presentato le loro argomentazioni a sostegno dei propri assistiti.

Sebbene queste fasi processuali siano intrinsecamente complesse, il comitato delle vittime di Rigopiano, presente in aula con una rappresentanza, ha espresso un sentimento di cauta speranza, temperato dalla consapevolezza di un percorso ancora irto di ostacoli.

L’esperienza ha confermato la tendenza, purtroppo ricorrente, a una ricerca di responsabilità diluita, un “scaricabarile” che non riesce a lenire il dolore e a restituire un senso di giustizia.
La responsabilità della Regione Abruzzo, elemento centrale nelle rivendicazioni del comitato vittime, resta un punto nodale.
L’attenzione si concentra sull’analisi delle procedure di monitoraggio delle strutture a rischio valanghe, sulla verifica dei protocolli di sicurezza e sulla corretta applicazione delle normative vigenti.

La complessità della vicenda risiede anche nella sovrapposizione di competenze e nella possibile mancanza di coordinamento tra gli enti coinvolti, una criticità che ha contribuito a creare una situazione di vulnerabilità.

Il 2 e il 5 febbraio sono previste ulteriori udienze, necessarie per completare l’esame delle prove e delle argomentazioni presentate.
La sentenza, quindi, non è un punto di arrivo definitivo, ma un passaggio fondamentale verso una ricostruzione della verità e una responsabilizzazione dei soggetti coinvolti.

Il processo non è solo una questione di giustizia penale, ma anche un’opportunità per implementare misure preventive volte a evitare che simili tragedie si ripetano.

Parallelamente al processo, i familiari delle vittime sono impegnati nella preparazione della commemorazione del nono anniversario, che si terrà il 18 gennaio.
Questo momento di raccoglimento e memoria rappresenta un tributo alle vittime e un monito per il futuro, un impegno a non dimenticare e a lavorare per la sicurezza delle comunità montane.
La commemorazione sarà un’occasione per riaffermare il diritto alla verità, alla giustizia e alla prevenzione, valori imprescindibili per la ripresa e la ricostruzione di un territorio segnato da un dolore profondo e duraturo.

La speranza, incrollabile, risiede nella consapevolezza che la giustizia, seppur lenta, è un diritto inalienabile e un dovere morale verso coloro che hanno perso la vita.

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