L’ossessione per l’immagine, l’incessante ricerca di approvazione attraverso i social media, sta erodendo un principio fondamentale: il rispetto per la vita selvatica.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, custode di un patrimonio faunistico di inestimabile valore, lancia un campanello d’allarme, rivolgendosi direttamente a fotografi professionisti e amatoriali che, paradossalmente, condividono sui social network le stesse immagini che poi vengono criticate.
Il problema non è la fotografia naturalistica in sé, espressione artistica e strumento di conoscenza, ma il modo in cui viene praticata, l’assenza di un’etica che ne guidi l’azione.
La condivisione di immagini di lupi e orsi, e in particolare di lupi con la loro prole, rivela un’inquietante disconnessione tra la dichiarata passione per la natura e il comportamento effettivo.
Si tratta di un sintomo allarmante di un antropocentrismo dilagante, dove l’interesse personale, la ricerca di popolarità virtuale, prevalgono sulla salvaguardia del benessere degli animali.
L’etichetta “scattata a distanza per non disturbare” si rivela una giustificazione superficiale, un tentativo di mitigare una presenza intrusiva che, indipendentemente dalla distanza, può avere conseguenze negative.
La tranquillità di una lupa con i suoi cuccioli è un fattore cruciale per la loro sopravvivenza: lo stress causato dalla presenza umana, anche se apparentemente discreta, può compromettere l’allattamento, aumentare la vulnerabilità ai predatori e alterare i modelli di apprendimento dei piccoli.
I fotografi naturalisti conoscono bene le aree più frequentate, luoghi scelti proprio per l’abbondanza di fauna selvatica.
In questo periodo delicato, in cui la sopravvivenza dei cuccioli dipende in modo critico dalla serenità del loro ambiente, la professionalità dovrebbe imporre un’autocomprensione e un codice deontologico che vada oltre la semplice tecnica fotografica.
Si richiede un approccio che consideri l’ecosistema come un sistema interconnesso, in cui ogni azione ha delle ripercussioni.
La questione non si limita alla fotografia.
Rappresenta un riflesso di un problema più ampio: la tendenza a strumentalizzare la natura per fini personali, a ridurla a mero oggetto di spettacolo.
È necessario un cambiamento di paradigma, un passaggio da una visione antropocentrica a una ecocentrica, che riconosca il valore intrinseco di ogni forma di vita e che promuova un rapporto di rispetto e di convivenza armoniosa con l’ambiente naturale.
Solo così sarà possibile garantire la sopravvivenza di queste creature straordinarie e preservare il patrimonio faunistico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per le generazioni future.
L’urgenza è chiara: la salvaguardia della natura non è un’opzione, ma un dovere.

