Una diffida al Comune di Sulmona: la tutela del benessere animale al centro di un’azione legaleLndc Animal Protection e Lav hanno formalmente diffidato il Comune di Sulmona, richiedendo con urgenza la sospensione e l’annullamento in autotutela della procedura di affidamento del servizio di ricovero, custodia e mantenimento dei cani randagi, attualmente pianificata per il primo gennaio 2026.
L’azione legale si basa sulla constatazione di gravi irregolarità e lacune che compromettono non solo il benessere degli animali, ma anche la correttezza e la trasparenza dell’intero processo amministrativo, con conseguenti ripercussioni sull’interesse pubblico.
Il nucleo della contestazione ruota attorno alla totale assenza di parametri qualitativi minimi che debbano disciplinare la gestione del canile.
Non vengono definiti standard precisi relativi al personale impiegato, alla competenza veterinaria, alla frequenza e qualità delle pulizie, all’arricchimento ambientale stimolante per i cani, alla gestione di problematiche comportamentali e, soprattutto, a protocolli di controllo sistematici e indipendenti del benessere animale.
Questa omissione critica trasforma il servizio in un’entità priva di controlli efficaci, aprendo la strada a pratiche potenzialmente dannose e a una gestione inesatta che non garantisce la dignità degli animali.
Un’ulteriore criticità significativa è rappresentata dalla modifica retroattiva dei criteri di gara, una pratica che distorce la concorrenza e mina la legittimità dell’intera procedura.
Questa manovra, atta a favorire determinati soggetti, non solo viola i principi di correttezza e trasparenza amministrativa, ma compromette anche la possibilità di selezionare il gestore più qualificato e competente.
Le associazioni hanno inoltre segnalato l’incongruenza dell’importo economico stanziato per il servizio, drasticamente ridotto rispetto agli affidamenti precedenti.
Questa riduzione, a parere di Lndc e Lav, è insoostenibile se si intende garantire il rispetto degli standard minimi di benessere animale e le necessarie risorse per la cura e il mantenimento di un numero adeguato di cani.
La decisione appare, quindi, penalizzante per la qualità del servizio e potenzialmente dannosa per gli animali ospitati.
La mancata tutela del diritto di prelazione delle associazioni protettive locali rappresenta un’ulteriore motivo di contestazione.
Queste realtà, spesso portatrici di un’esperienza consolidata e di una profonda conoscenza delle esigenze degli animali, dovrebbero essere considerate prioritarie nell’affidamento di un servizio così delicato.
Infine, Lndc e Lav evidenziano la prassi della reiterazione di affidamenti e proroghe senza la pubblicazione di valutazioni oggettive sulla qualità del servizio svolto e sull’effettiva implementazione di controlli adeguati.
Questa mancanza di trasparenza impedisce una valutazione accurata dell’efficacia del servizio e alimenta sospetti di irregolarità.
La gestione del randagismo, sottolineano le associazioni, non può essere relegata a una mera questione di bilancio.
Si tratta di una responsabilità pubblica fondamentale che implica il rispetto dei diritti degli animali, la promozione del loro benessere e la garanzia di un servizio efficiente e trasparente.
Un approccio esclusivamente economico, a scapito della qualità della cura e della dignità degli animali, è inaccettabile.
Qualsiasi tentativo di ridurre i costi a discapito del benessere animale costituisce un grave danno per la collettività e una violazione dei principi fondamentali di etica e responsabilità pubblica.

