Un’articolata operazione della Guardia di Finanza, orchestrata dalla Compagnia di Padova e coadiuvata da un team multidisciplinare che ha coinvolto nuclei specializzati dislocati in diverse regioni italiane, ha portato a un significativo sequestro preventivo di beni per un valore di 17,2 milioni di euro, in esito a un’indagine complessa e di ampia portata.
La Procura europea di Venezia è stata informata per l’avvio di procedimenti penali nei confronti di 48 imprenditori agricoli, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode e truffa aggravata, con un danno erariale stimato in 32,1 milioni di euro.
L’indagine, protrattasi dal 2021 al 2025, ha svelato un sofisticato schema fraudolento volto ad eludere le disposizioni della Politica Agricola Comune (PAC) e a sottrarre indebitamente risorse finanziarie destinate al settore agricolo.
L’azione illegale si è concretizzata attraverso due condotte principali, convergenti nel perseguimento di un ingiusto arricchimento.
La prima, caratterizzata da una complessa operazione di “frazionamento aziendale”, vedeva la scissione di una singola azienda padovana in dodici imprese agricole di comodo, distribuite strategicamente in Veneto, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.
Questo artificio, apparentemente innocuo, permetteva di superare i limiti massimi di aiuti previsti dalla PAC, che impongono un tetto annuale di 500.000 euro per azienda.
L’azione di frammentazione, oltre a mascherare la reale dimensione produttiva, rendeva difficoltoso il controllo da parte degli organi di vigilanza.
La seconda condotta fraudolenta si basava sull’elusione delle norme che regolano il pascolo, in particolare il divieto di avvalersi di terzi per l’esecuzione di tale attività.
Un gruppo di soggetti, agendo in maniera concertata, permetteva a prestanome di percepire contributi destinati al pascolo senza effettivamente esercitare alcuna attività zootecnica.
Questo sistema, per funzionare, richiedeva la complicità di proprietari terrieri disposti a cedere i propri terreni a prezzi artificiosamente bassi, con la conseguente generazione di profitti illeciti per gli orchestratori della frode.
L’indagine ha inoltre evidenziato un meccanismo di intermediazione a livello nazionale, con numerosi imprenditori del Nord Italia, detentori di titoli PAC inutilizzati, che si rivolgevano a due soggetti padovani per ottenere formalmente terreni, stalle, bestiame, personale specializzato (pastori e veterinari).
L’apparente legalità delle operazioni celava, in realtà, l’assenza di attività produttive reali e l’utilizzo fraudolento delle risorse finanziarie europee.
I canoni di locazione dei terreni destinati al pascolo, concessi a prezzi non di mercato, costituivano una fonte primaria di reddito illecito per i responsabili.
Parallelamente al sequestro preventivo dei beni, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la notifica ad Agea di un ordine di sequestro preventivo al trasferimento di titoli di pagamento per circa 4 milioni di euro.
L’azione mira a tutelare il patrimonio pubblico e ad evitare ulteriori dissipazioni di risorse finanziarie.
La segnalazione degli indagati alla Procura regionale della Corte dei Conti del Veneto apre la strada a un approfondito controllo sull’impatto finanziario dell’attività illecita e alla quantificazione del danno erariale.
L’operazione dimostra la crescente sofisticazione delle frodi nel settore agricolo e l’importanza di una collaborazione sinergica tra le forze dell’ordine e le istituzioni di controllo a livello nazionale ed europeo per contrastare efficacemente tali fenomeni.

