Il crepuscolo calava su L’Aquila, siglando l’apertura delle celebrazioni dedicate a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.
Alle 17:30, la Fontana Luminosa si trasformò in un’inattesa tela celeste, un palcoscenico per un’esperienza immersiva: il drone show “Sotto un unico cielo”.
Il cuore della città palpitava di un’energia collettiva, un fiume umano che si riversava nel centro storico, un’attesa condivisa che riempiva ogni spazio.
Lo spettacolo non fu un semplice esibizione di luci, ma una narrazione visiva complessa, un dialogo tra tecnologia e memoria.
I droni, agili e precisi, si mossero come costellazioni artificiali, tessendo figure nel cielo con una coreografia meticolosa.
La prima immagine, una spirale luminosa, evocò l’immensità dell’universo e la connessione tra il cielo e la terra, preludio a un racconto profondamente radicato nel territorio aquilano.
L’identità della città si materializzò in volo.
Lo stemma, solenne e nitido, si stagliò contro il cielo, un simbolo di appartenenza che risuonò nel cuore di ogni spettatore.
La sequenza proseguì, intessendo una trama di riferimenti iconici: la bolla papale di Celestino V, fondatore della città, il volto sorridente di San Bernardino, patrono amato, l’imponente Castello che veglia sul tessuto urbano, la Fontana delle Novantanove Cannelle con il suo inconfondibile numero, un marchio distintivo e un punto di riferimento storico.
Il tempo, però, si presentò come un elemento disturbatore, irrompendo nella narrazione con la potenza di un’eco.
Le 3:32, l’ora fatidica del terremoto che sconvolse la città, si materializzarono in una pausa di silenzio, un momento di riflessione e memoria collettiva.
Poi, una rinascita, una ricostruzione paziente, mattone dopo mattone, rappresentata in cielo con una coreografia di luci che simboleggiava la resilienza, la forza derivante dalla sofferenza, la trasformazione della ferita in simbolo di speranza e la tenuta del territorio, un tessuto sociale intessuto di comunità e paesi.
Al termine dello spettacolo di droni, la luce si riversò sulle strade, guidata dalla regia di Marco Boarino.
La parata “Il viaggio della luce” condusse il pubblico verso Piazza Duomo, un corteo animato dalla presenza di Dundu, un gigante luminoso che incarnava lo spirito festoso e rigenerante della città.
La performance “La città celestiale”, con la sua ballerina volante, culminò con l’accensione del Faro 99, un faro di speranza e un simbolo di continuità, che illuminò l’intera città.
La serata inaugurale si concluse con la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un semplice spettacolo: una riaffermazione dell’identità aquilana, una celebrazione della resilienza e un invito a guardare al futuro con speranza, uniti sotto un unico cielo.

