L’Appennino centrale si appresta a vivere un anno cruciale, un vero e proprio percorso di rigenerazione culturale e sociale, segnato dall’assegnazione del titolo di Capitale Italiana della Cultura all’Aquila.
Questo riconoscimento, che si dispiega in un ambizioso programma denominato “Un territorio, mille capitali”, si configura non come un evento isolato, ma come un catalizzatore per un’azione di riscatto che coinvolge l’intero territorio appenninico, ancora segnato dalle ferite del sisma del 2009.
La designazione non è una semplice celebrazione, come sottolineato dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ma una conferma di un ruolo storico e culturale che l’Aquila e l’Appennino hanno sempre ricoperto.
Il piano strategico, illustrato dal sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, proietta l’area come un vero e proprio “laboratorio nazionale”, un crogiolo di creatività, innovazione e resilienza.
L’obiettivo primario è quello di ridare voce e visibilità alle aree interne del Paese, spesso marginalizzate nel dibattito pubblico, sfruttando il potere trasformativo della cultura come motore di sviluppo economico e sociale.
Il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, evidenzia come questa iniziativa possa finalmente riportare al centro dell’attenzione il tema cruciale delle aree interne, troppo spesso dimenticato, dimostrando come la cultura possa rappresentare un’ancora di speranza e un volano per la crescita.
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, aggiunge un elemento fondamentale: la rinascita culturale è indissolubilmente legata a un processo di rigenerazione morale e civile, un riconoscimento della straordinaria capacità di resilienza dimostrata dalla comunità locale.
Il programma “Un territorio, mille capitali” si presenta come un caleidoscopio di eventi, un intreccio di progetti artistici e iniziative culturali.
Alessandro Crociata, direttore del dossier di candidatura, descrive questo mosaico di iniziative con una metafora efficace.
Tra i momenti salienti, spicca l’esecuzione di un’opera commissionata a Nicola Piovani, un omaggio alla musica che si fonde con l’identità del territorio.
Particolarmente significativa è anche la creazione di un progetto inedito dedicato all’ottavo centenario della morte di San Francesco, frutto della collaborazione tra Davide Rondoni, Roberto Molinelli e Simona Molinari, con il sostegno dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
Un altro tassello fondamentale di questo percorso di rinascita è la restituzione al pubblico di luoghi simbolo, gravemente danneggiati dal sisma.
Tra questi, il Teatro Comunale, che ospiterà l’evento conclusivo con un’opera lirica a cura del Teatro Stabile d’Abruzzo, il Museo Nazionale d’Abruzzo, che rientrerà nel Castello cinquecentesco, e il Teatro San Filippo, riportato in vita grazie ai proventi della canzone “Domani”, frutto dell’impegno degli Artisti Uniti per l’Abruzzo.
La programmazione non si limita a celebrazioni immediate; include anche progetti di visione, come la mostra dedicata al centenario della nascita di Fabio Mauri, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, prevista al Maxxi L’Aquila a partire dall’autunno del 2026.
Questa iniziativa testimonia l’impegno a preservare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale dell’area, proiettandolo nel futuro con nuove interpretazioni e prospettive.
L’anno da Capitale Italiana della Cultura si configura, dunque, non come un traguardo, ma come un punto di partenza per un percorso di trasformazione profonda e duratura.

