Il paesaggio di Atri, nell’entroterra teramano, ha restituito alla luce un frammento cruciale del suo passato, un’antica necropoli risalente alla prima età del ferro, scoperta in maniera inattesa durante i lavori di realizzazione del metanodotto “Cellino Attanasio – Pineto”.
La località di Casoli, contrada Casabianca, si è rivelata custode di un patrimonio archeologico di inestimabile valore, portato alla luce grazie alla meticolosa sorveglianza archeologica condotta da ArcheoLab, un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici e imprese.
Gli scavi, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila e Teramo, hanno già portato alla luce dieci sepolture ad inumazione, databili tra l’850 e il 750 a.
C.
Questo lasso di tempo colloca il sito in un periodo di transizione cruciale, caratterizzato dall’affermazione di nuove strutture sociali e dall’inizio della metallurgia del ferro, che ne rivoluzionò radicalmente le tecnologie e le dinamiche economiche.
La presenza di tracce di tumuli di copertura, realizzati con ciottoli fluviali, offre uno sguardo privilegiato sulle pratiche funerarie dell’Abruzzo protostorico.
Questa usanza, sebbene nota in altre aree, si rivela singolare per questa specifica regione, aprendo nuove prospettive di ricerca e comprensione delle culture dell’epoca.
Le sepolture, analizzate nel dettaglio, comprendono sia adulti che bambini di tenera età.
Questa coesistenza suggerisce un riconoscimento sociale diffuso, una partecipazione alla vita comunitaria che trascendeva i confini dell’età e del genere.
La cura riservata anche ai defunti più piccoli testimonia un sistema di valori che attribuiva dignità e importanza a ogni membro della comunità, suggerendo una struttura sociale più inclusiva di quanto si potesse inizialmente ipotizzare.
L’analisi antropologica dei resti scheletrici, ancora in corso, potrebbe fornire ulteriori informazioni sullo stato di salute, l’alimentazione e le possibili cause di morte degli individui sepolti, offrendo una visione più completa della loro esistenza.
La scoperta sottolinea l’importanza cruciale della sorveglianza archeologica preventiva, un meccanismo essenziale per la salvaguardia del patrimonio culturale in aree potenzialmente interessate da interventi antropici.
La collaborazione tra la società Gasdotti Italiani e gli archeologi ha permesso di adottare soluzioni tecniche innovative che hanno consentito la prosecuzione dei lavori di realizzazione del metanodotto nel pieno rispetto delle esigenze di ricerca archeologica.
La Soprintendente Cristina Collettini ha sottolineato come ogni ritrovamento, ogni singolo manufatto esteso, rappresenti una testimonianza silenziosa di vite umane, un tassello fondamentale per ricostruire il mosaico della storia collettiva.
Un ringraziamento speciale è stato rivolto al sindaco di Atri per aver garantito la riservatezza della notizia, un gesto di tutela volto a proteggere i reperti da possibili danni naturali o atti vandalici, preservando così un patrimonio di inestimabile valore per le future generazioni.
Questo ritrovamento ci ricorda che il passato è vivo, e che la sua comprensione richiede un impegno costante e una sensibilità che sappia coniugare le esigenze dello sviluppo infrastrutturale con la tutela del nostro inestimabile patrimonio culturale.








