La recente sentenza del Consiglio di Stato pone un’ombra profonda sulla legittimità del precedente scrutinio a Pescara, rendendo illusorio parlare di elezioni regolarmente condotte.
L’annullamento del voto, esteso a sindaco e consiglieri comunali, segna un punto di rottura con la narrazione ufficiale e impone una rigorosa revisione dei fatti.
Non si tratta, come tentato di far credere, di semplici vizi formali – il Consiglio di Stato ha chiarito che l’invalidità è derivata da irregolarità sostanziali, compromettendo l’integrità del processo elettorale.
È un dovere civico e morale informare la cittadinanza con chiarezza e trasparenza, superando ogni tentativo di minimizzazione o distorsione della verità.
Carlo Costantini, candidato sindaco per il centrosinistra, affiancato dalle forze di opposizione, denuncia con forza una situazione che esige un’analisi lucida e imparziale.
La fiducia nelle istituzioni è un bene prezioso, e la sua erosione, alimentata da vicende come questa, rappresenta una sfida per l’intera comunità.
Si evidenzia la mancata osservanza della sentenza del TAR da parte dell’attuale sindaco, Masci, con toni che denunciano una condotta irrispettosa nei confronti della magistratura.
La ristrettezza del margine di voti che separava le due fazioni – appena 472 schede – sottolinea l’importanza cruciale della partecipazione popolare al prossimo ballottaggio.
Ogni voto, in questo contesto, assume un significato amplificato, poiché incide in maniera determinante sull’esito finale.
La conferenza stampa ha offerto un’occasione per riproporre immagini documentali dei plichi elettorali danneggiati, a riprova di possibili manipolazioni e irregolarità.
Il TAR ha opportunamente trasmesso gli atti alla Procura, ora incaricata di accertare eventuali responsabilità penali.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda la nomina dei presidenti di sezione: mentre Masci sostiene la loro designazione da parte della Corte d’Appello, il TAR ha documentato come, in numerosi casi, la nomina sia stata effettuata direttamente da lui.
La revisione dello scrutinio, laddove consentita, ha rivelato una sistematica alterazione dei risultati: l’attribuzione a Masci di un numero eccessivo di voti, spesso superiore a venti in più per sezione, a scapito degli altri candidati, penalizzati con un numero di voti inferiore.
Questo quadro complessivo, secondo Costantini, imponeva a Masci un atteggiamento di profonda riflessione, culminante in un atto di responsabilità come le dimissioni, già a seguito della prima sentenza del TAR.
La retorica emotiva rivolta all’elettorato, contrapposta a una gestione amministrativa percepita come lesiva dei diritti dei cittadini, solleva interrogativi profondi sulla credibilità delle promesse elettorali e sulla fiducia che i pescaresi ripongono nelle istituzioni.
Il futuro politico della città dipende ora dalla capacità di ristabilire un clima di trasparenza e legalità, ripristinando la fiducia dei cittadini nel processo democratico.








