L’incidente verificatosi a Chieti solleva interrogativi profondi e richiede una riflessione urgente sul delicato rapporto tra sport, istituzioni e valori di legalità.
L’atto, che ha visto l’assegnazione di riconoscimenti a figure associate a dinamiche di radicalismo calcistico durante una manifestazione promossa dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), rappresenta una cesura inaccettabile con i principi fondanti del movimento sportivo.
Il gesto, come opportunamente sottolineato dal Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, non solo appare in contrasto con l’impegno costante del CONI verso la promozione di comportamenti etici e rispettosi delle regole, ma rischia di minare la credibilità dell’intero sistema sportivo.
È imprescindibile che la leadership provinciale, rappresentata dal delegato Massimiliano Milozzi, assuma la piena responsabilità della situazione, procedendo con una revisione critica delle procedure di selezione e di premiazione, e dimostrando, attraverso azioni concrete, un profondo ripensamento.
L’episodio non può essere relegato a una semplice “gaffe” o a un errore di valutazione.
Esso è sintomo di una problematica più ampia, che riguarda la permeabilità di alcune realtà sportive a logiche di appartenenza identitaria escludente e, in alcuni casi, violenta.
Il mondo dello sport, con la sua capacità di aggregare persone di ogni estrazione sociale, dovrebbe rappresentare un laboratorio di valori positivi come la lealtà, il rispetto dell’avversario, l’inclusione e l’impegno civile.
L’oscarizzazione di figure associate a comportamenti antisociali ne inficia il ruolo educativo e formativo.
La legalità non è un optional nel contesto sportivo, ma un pilastro imprescindibile.
Il CONI, in quanto ente di riferimento per l’attività sportiva nazionale, ha il dovere morale e istituzionale di vigilare affinché i principi di correttezza e rispetto delle regole siano sempre applicati, a prescindere dalle pressioni o dalle dinamiche interne.
L’episodio di Chieti deve fungere da campanello d’allarme, stimolando una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare i meccanismi di controllo, di promuovere una cultura sportiva basata sui valori positivi e di condannare senza ambiguità ogni forma di violenza e di illegalità che possa contaminare il mondo dello sport.
È necessario un cambio di passo, un nuovo approccio che metta al centro l’etica, la responsabilità e il rispetto della legalità, per restituire allo sport il ruolo di strumento di crescita personale e di coesione sociale che gli compete.








