Macron prevede un aumento annuale del 20% e tiene d’occhio il mercato azionario.

09 dicembre 2023 – 23:04

Macron, l’azienda bolognese specializzata in abbigliamento sportivo, sta vivendo una crescita straordinaria con un tasso annuo del 15-20%. Tuttavia, la società non si accontenta di questo successo e mira a quotarsi in Borsa una volta consolidati i ricavi. L’amministratore delegato, Gianluca Pavanello, afferma che la filosofia vincente dell’azienda è quella di essere “condannati a crescere”. Non solo pensano alla Borsa come un modo per ottenere maggiore visibilità, ma vogliono raggiungere questa meta con un fatturato ancora più elevato. Secondo le loro stime, serviranno altri tre anni per raggiungere questo obiettivo.La storia di Macron è iniziata nel lontano 1971 con l’apertura di un negozio in via Saffi. Da allora, l’azienda ha ampliato i propri orizzonti e ora conta 94 club e federazioni sportive in tutto il mondo, operando nel calcio, rugby, pallavolo e basket. Macron si occupa della produzione di magliette e divise ufficiali per questi team e cura anche il merchandising.Il fatturato dell’azienda è cresciuto in modo esponenziale dagli 11 milioni di euro del 2004. Il grafico che rappresenta la crescita annuale mostra come siano passati indenni attraverso gli anni difficili della pandemia da Covid-19. Durante questo periodo, l’azienda ha virato la produzione verso mascherine e camici, generando un fatturato di 260 milioni di euro solo per questo settore tra il 2020 e il 2021. Nel 2022, si prevede che raggiungeranno i 170 milioni di euro e quest’anno si stima che chiuderanno a 190 milioni di euro.Non solo l’azienda è in crescita, ma anche il mercato in cui opera. Nel 2004, il mercato era concentrato al 100% in Italia, ma ora il Regno Unito rappresenta il 25% del fatturato totale. Anche la struttura azionaria dell’azienda è cambiata nel corso degli anni. Inizialmente di proprietà di Francesco Bormioli, Macron ha ora come principale investitore il finanziere Andrea Pignataro, che possiede oltre il 50% delle azioni. Altre quote appartengono a Bormioli stesso, al fondo Consilium e circa il 30% è detenuto da circa quaranta manager dell’azienda.

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