Milano, Meloni: "Siamo con le forze dell'ordine". Sala: "Preoccupazione altissima, può essere solo l'inizio"
Giorgia Meloni esprime la sua solidarietà alle forze dell'ordine dopo i disordini di Milano, mentre il sindaco Beppe Sala si dice estremamente preoccupato. "Ancora una volta, le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos", ha scritto sui social la premier, a tutti loro va la mia piena solidarietà e un ringraziamento sincero. Perché erano lì per tutelare la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, dei commercianti e di tutte le persone che hanno diritto di vivere la propria città senza paura e senza vederla messa a ferro e fuoco da bande di teppisti. Siamo con voi".
"La preoccupazione è altissima", afferma invece il sindaco di Milano Giuseppe Sala ospite di Rtl 102.5 all'indomani della guerriglia urbana che una frangia di manifestanti contro il caro vita ha messo in scena in scena nel centro città. Dal primo cittadino arriva una condanna a chi ha danneggiato e "totale solidarietà totale alle forze dell'ordine, io sono con loro", ma giunge anche una riflessione.
"Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l'impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell'ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi" spiega il primo cittadino che parla di circa "200 poliziotti, erano pochi". Sala teme altri disordini nelle prossime settimane, visto quanto accade anche in Francia, e ribadisce di aver avuto, per la prima volta, dopo anni e cortei, "questa sensazione di non controllo della piazza".
Il sindaco ha chiesto però di non confondere chi devasta con gli studenti che sono scesi numerosi in piazza e non hanno creato danni. Il primo cittadino ricorda "la complessità" dell'ordine pubblico, di gruppi che si staccano dal corteo e si dividono rendendo complicato il controllo della piazza: "La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti. Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo...", una violenza che "io non ho la minima volontà di giustificare" sottolinea il primo cittadino che ribadisce la solidarietà alle forze dell'ordine.
"Noi non siamo preparati e temo anche che all'interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti. Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta...con il rischio di arrivare alla soluzione che ci si fa giustizia (da sé, ndr)" conclude. Si tratta di post social poi 'corretti', come "finti" e di scherno alla sinistra.
"A seguito dei gravi episodi di violenza e degli scontri verificatisi ieri a Milano durante la manifestazione, che hanno provocato il ferimento di numerosi appartenenti alle forze dell'ordine e ingenti danni materiali" il Silp Cgil di Milano esprime in una nota "la più profonda e totale solidarietà ai colleghi rimasti feriti e condanna duramente, senza se e senza ma, gli autori delle devastazioni, definiti senza mezzi termini delinquenti e criminali". Il Segretario Generale Provinciale del sindacato di polizia della Cgil di Milano, Pietro Randazzo, sottolinea come quanto accaduto "non abbia nulla a che vedere con il diritto di manifestare dei cittadini, degli studenti, dei lavoratori e dei pensionati che scendono in piazza in maniera pacifica".
"È fondamentale fare una distinzione netta tra chi manifesta e chi usa la piazza come pretesto per delinquere — dichiara Randazzo —. Da una parte c'è la piazza democratica, colorata e viva, come quella straordinaria della Cgil a Roma a cui il Silp ha partecipato con orgoglio: una piazza piena di giovani che costruttivamente dà speranza e guarda a un futuro migliore. Dall'altra ci sono criminali che scendono in strada con il solo scopo di attaccare i poliziotti, aggredire i cittadini, spaccare vetrine, distruggere auto e devastare la città, come accaduto qui da noi. Servono prevenzione, educazione, responsabilità e interventi capaci di affrontare i problemi alla radice. La violenza non può essere in alcun modo giustificata né tollerata. La libertà di manifestare è un diritto fondamentale, ma non può diventare un alibi per chi sceglie deliberatamente di aggredire, devastare e mettere in pericolo la collettività. Come sindacato di polizia, saremo sempre al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa che ogni giorno garantiscono la sicurezza di tutti, spesso pagando un prezzo personale altissimo. Difendere chi indossa una divisa significa difendere i cittadini, la convivenza civile e il diritto di manifestare liberamente. Chi delinque deve assumersi le proprie responsabilità, senza giustificazioni e senza ambiguità. Il Silp Cgil sta e continuerà a stare fermamente al fianco delle donne e degli uomini in divisa e a difesa delle piazze libere, civili e democratiche" conclude Randazzo.
Milano si è risvegliata provando a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati - la metà minorenni - e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell'ordine. I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l'intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza.
Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come 'maranza' o 'giovani di seconda generazione', parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione. La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive.
La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo). La città si rimette a lucido - lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti - ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto.



