Il 2025 in Lombardia si è configurato come un anno climatico anomalo, caratterizzato da una persistente anomalia termica e da una distribuzione delle precipitazioni in contrasto con le medie storiche.
Sebbene non abbia raggiunto i picchi estremi del 2023, anno record con un aumento di 1,9°C rispetto al periodo di riferimento 1991-2020, il 2025 si posiziona comunque al quarto posto per temperature elevate da quando sono iniziate le rilevazioni sistematiche, con un incremento di 1,25°C.
Questo dato, elaborato dal Servizio Meteorologico di Arpa Lombardia sulla base di una rete di tredici stazioni di monitoraggio dislocate in modo uniforme sul territorio regionale, evidenzia una tendenza al riscaldamento che permea l’intero sistema climatico lombardo.
L’anomalia termica si è manifestata con particolare intensità nei mesi di giugno e dicembre, dove le temperature hanno superato la media di quasi tre gradi, un indicatore di un’alterazione significativa dei cicli stagionali.
Le giornate più torride sono state il 30 giugno, con 38°C registrati a Brescia, e il 10 agosto, con punte di 38°C a Varzi (Pavese) e 37°C a Mantova e Milano.
Questi eventi, amplificati dall’effetto urbano e dalla mancanza di ventilazione in alcune zone, hanno sollecitato i sistemi di raffreddamento e aumentato il rischio di stress termico per la popolazione, soprattutto per le fasce più vulnerabili.
Nonostante la predominanza di un clima mite, si sono registrate anche fasi di freddo intenso, in particolare tra il 13 e il 15 gennaio, quando le temperature minime in pianura hanno toccato i -7°C.
Questo contrasto termico, che alterna periodi di caldo eccezionale a ondate di freddo improvvise, è una delle caratteristiche più peculiari del cambiamento climatico in atto, con ripercussioni sull’agricoltura, sull’ambiente e sulla gestione delle risorse idriche.
Per quanto riguarda le precipitazioni, si è assistito a una tendenza all’aumento, soprattutto nelle zone montane di Alpi e Prealpi.
Allo stesso tempo, i mesi di giugno, ottobre e novembre si sono distinti per la scarsità di piogge, creando condizioni di siccità che hanno aggravato lo stress idrico per la vegetazione e per gli ecosistemi acquatici.
Il periodo più piovoso si è concentrato tra luglio e settembre, con eventi intensi che hanno causato criticità idrogeologiche.
In particolare, il 22 settembre, una perturbazione eccezionale ha riversato ben 220 millimetri di pioggia nell’area a nord di Milano, innescando allagamenti e l’esondazione del fiume Seveso, con ingenti danni a infrastrutture e attività produttive.
Questa fenomenologia, che combina scarsità idrica in alcune fasi e precipitazioni torrenziali in altre, rappresenta una sfida complessa per la pianificazione territoriale e per la gestione del rischio naturale.
L’aumento della frequenza e dell’intensità di questi eventi estremi, suggerisce un sistema climatico in profonda trasformazione e richiede un ripensamento delle strategie di adattamento e mitigazione.

