La scomparsa di Padre Eligio Gelmini, all’età di 94 anni, segna la fine di una parabola esistenziale profondamente intrecciata con la cura delle ferite più profonde dell’umanità.
Angiolino Gelmini, nato nel 1931 a Bisentrate, una piccola frazione di Pozzuolo Martesana, ha incarnato un modello di testimonianza laicale radicale, trascendendo i confini religiosi per abbracciare l’intera comunità con un amore incondizionato.
La sua eredità, ben lungi dall’essere circoscritta alla spiritualità, si estende a un impegno concreto per i più emarginati, offrendo un porto sicuro a coloro che si sentivano perduti.
La sua figura, avvolta da un’aura di semplicità e umanità, si è legata in modo iconico al mondo del calcio, in particolare al Milan, dove era affettuosamente soprannominato “Fratel Dribbling” per la sua presenza costante a San Siro.
Questa vicinanza non era mera curiosità, ma un ponte verso un universo di giovani, spesso smarriti e vulnerabili, che trovavano in lui una figura paterna capace di ascolto e comprensione.
Padre Eligio non si limitò a presenziare o a offrire parole di conforto.
Il 1964 vide la nascita di “Telefono Amico”, un servizio rivoluzionario per l’epoca che offriva una linea di ascolto anonima e confidenziale per chiunque si sentisse in difficoltà.
Questa iniziativa anticipò di anni l’importanza riconosciuta alla salute mentale e alla prevenzione del disagio sociale.
Ancora più significativo fu il 1967, anno della fondazione di “Mondo X”, una comunità di recupero per tossicodipendenti che si trasformò rapidamente in una rete capillare, espandendosi ben oltre i confini milanesi.
Le comunità di Cozzo, Isola di Formica, Egadi, Cetona, e persino il monte Tabor in Israele, testimoniano un approccio innovativo e transculturale alla cura delle dipendenze, basato sull’accoglienza, la responsabilizzazione e il percorso individuale di ciascun ospite.
La filosofia di Padre Eligio, espressa nel suo libro “Le Vacche” (1975), si fondava sulla ferma convinzione che la libertà e l’amore per l’umanità fossero i cardini per una vita significativa.
La sua testimonianza, carica di profonda umanità, lascia un’impronta indelebile, invitando a riflettere sul significato di accoglienza, compassione e impegno sociale, valori che risuonano con particolare urgenza nel nostro tempo.
La sua opera non è solo un ricordo, ma un monito a continuare a costruire ponti verso coloro che si trovano ai margini, offrendo loro la possibilità di ritrovare la dignità e la speranza.

