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Amazon sotto inchiesta: contrabbando e evasione fiscale da 600 milioni

Un’articolata rete di prestanome, stimata in una settantina di entità giuridiche, starebbe al centro di un’indagine della Guardia di Finanza di Monza, sollevando seri interrogativi sulla gestione delle importazioni di prodotti cinesi movimentati attraverso la piattaforma Amazon. L’accusa, coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini, ipotizza il reato di contrabbando per omessa dichiarazione, un’elusione fiscale che ha privato lo Stato italiano di ingenti risorse.
L’indagine, giunta a un punto cruciale, mira a coinvolgere direttamente responsabili del settore logistico di Amazon Italia e la società stessa, aprendo la strada a un procedimento di responsabilità amministrativa degli enti (SAR).

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L’obiettivo primario è identificare gli individui all’interno dell’organizzazione che avrebbero avuto piena consapevolezza dell’origine extraeuropea dei prodotti, manipolati attraverso società di comodo prive di adempimenti fiscali regolari.
Le operazioni di perquisizione nella sede milanese di Amazon Italia hanno portato al sequestro di circa 5.000 articoli, una frazione del totale, stimato in mezzo milione, intercettati nel corso dei mesi.

Gli investigatori hanno acquisito documentazione cruciale, tra cui contratti e organigrammi aziendali, per ricostruire le dinamiche operative e tracciare le responsabilità.
Si tratta di un sistema complesso, alimentato dalla vendita di prodotti a prezzi estremamente contenuti, spesso inferiori a 5 euro, su cui non sarebbero state corrisposte le imposte dovute.

Questa indagine si colloca all’interno di un quadro più ampio, una maxi evasione fiscale presunta di oltre 1,2 miliardi di euro, che vede già indagate Amazon e tre dirigenti.

L’attuale filone investigativo è un emersione diretta di quella più ampia, e si preannuncia una definizione del fronte amministrativo-tributario con l’Agenzia delle Entrate entro dicembre, con una potenziale somma da saldare da parte di Amazon che si aggirerebbe intorno ai 600 milioni di euro.

La questione sollevata non riguarda solo l’evasione fiscale, ma anche la responsabilità delle piattaforme digitali nella verifica della legittimità delle merci offerte dai venditori terzi e la loro corretta gestione delle implicazioni fiscali transfrontaliere.

Il caso evidenzia la crescente complessità del commercio elettronico globale e la necessità di una regolamentazione più stringente per contrastare l’elusione fiscale e garantire una concorrenza leale.

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