L’ombra di un’emergenza sanitaria si è allungata su Brescia, rivelando un caso di esercizio abusivo di professione che solleva interrogativi significativi sulla sicurezza e l’etica delle cure odontoiatriche.
Un odontotecnico locale, operante in una struttura improvvisata all’interno della sua abitazione, è stato identificato e denunciato dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) per una serie di reati che includono l’esercizio illegale della professione, il commercio e la somministrazione di medicinali non conformi.
La scoperta, frutto di un’ispezione mirata, ha svelato un ambiente operativo che si discostava radicalmente dagli standard previsti per un luogo deputato alla cura della salute pubblica.
Piuttosto che un moderno studio dentistico, si trattava di una stanza riconvertita, dotata di una poltrona odontoiatrica e di strumenti professionali, ma priva di qualsiasi autorizzazione sanitaria.
La gravità della situazione è stata amplificata dalla constatazione di farmaci scaduti, attrezzature non sottoposte a processi di sterilizzazione adeguati e, complessivamente, condizioni igieniche giudicate inaccettabili.
La “sala d’attesa”, una semplice panca collocata in un corridoio, testimoniava l’approssimazione con cui l’uomo aveva inteso fornire i suoi servizi.
L’elenco dei pazienti, con relativi appuntamenti, era scrupolosamente annotato su un’agenda ora sequestrata insieme all’arredo e agli strumenti medici.
La pratica, presumibilmente, si basava su prezzi allettanti, un fattore che potrebbe aver attratto pazienti ignari dei rischi connessi a un servizio offerto al di fuori dei circuiti autorizzati.
Questo episodio non rappresenta solo un caso isolato di illegalità, ma pone l’accento su una problematica più ampia: la vulnerabilità dei pazienti di fronte a offerte di cure a basso costo, spesso offerte in contesti privi di controllo sanitario.
L’irregolarità evidenziata mina la fiducia nel sistema sanitario e sottolinea la necessità di rafforzare i controlli e di sensibilizzare la popolazione sui pericoli derivanti dall’accesso a servizi medici non autorizzati.
Il sequestro preventivo della struttura e del materiale in essa contenuto mira a scongiurare ulteriori rischi per la salute pubblica e a tutelare i diritti dei pazienti.
L’indagine è ora in corso per accertare l’estensione della rete di pazienti coinvolti e per valutare le conseguenze legali per il responsabile, con l’obiettivo di garantire che simili situazioni non si ripetano.




