Il silenzio appeso a Crans-Montana, il 4 gennaio, non era quello della quiete montana, ma il peso opprimente del rimpianto.
La cerimonia commemorativa, sobria e commovente, si è conclusa con le parole dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, che hanno squarciato il velo del dolore con una lucidità sconcertante: non una disgrazia, questo, ma una tragedia evitabile.
Un’affermazione che risuona come un’accusa implicita, un monito per il futuro, una ferita aperta che il tempo non potrà mai completamente rimarginare.
L’incendio del Constellation, un Boeing 747 precipitato sulle Alpi svizzere, non fu solo un evento catastrofico che spezzò vite umane – 109 persone di diverse nazionalità – ma anche un catalizzatore per un’analisi più profonda delle responsabilità e delle debolezze dei sistemi di sicurezza aerea.
La tragedia mise in luce una serie di fattori concorrenti che, combinandosi in modo fatale, condussero a quella drammatica conclusione.
Tra le cause principali emerse la presenza di ghiaccio, formatosi sulle prese d’aria dei motori a causa di condizioni meteorologiche avverse.
Il ghiaccio ridusse drasticamente la spinta dei motori, compromettendo la capacità dell’aereo di mantenere l’altitudine.
A questo si aggiunsero decisioni operative discutibili, relative alla gestione del volo in condizioni meteorologiche marginali, e potenziali lacune nella formazione del personale di bordo e della torre di controllo.
La profondità della tragedia non si esaurisce nel mero conteggio delle vittime.
Ha colpito duramente le comunità di provenienza dei passeggeri e dell’equipaggio, lasciando un vuoto incolmabile e segnando per sempre le loro esistenze.
Le famiglie, ancora piene di dolore, hanno dovuto confrontarsi con l’incombente compito di ricostruire le proprie vite, portando con sé il peso di una perdita irreparabile.
La cerimonia commemorativa a Crans-Montana non è stata solo un momento di riflessione sul passato, ma anche un’occasione per rinnovare l’impegno a prevenire simili catastrofi in futuro.
L’ambasciatore Cornado, con la sua affermazione, ha espresso un sentimento condiviso da molti: la necessità di un’analisi rigorosa e trasparente delle cause dell’incidente, e l’implementazione di misure correttive efficaci per garantire la sicurezza dei voli.
L’eredità del Constellation non può essere solo quella del dolore e del rimpianto.
Deve essere anche quella di un cambiamento positivo, un’opportunità per rafforzare la cultura della sicurezza aerea, promuovere la formazione continua del personale, e adottare tecnologie innovative per monitorare le condizioni meteorologiche e prevenire la formazione di ghiaccio.
Solo così sarà possibile onorare la memoria delle vittime e impedire che una tragedia simile si ripeta.
La tragedia del Constellation ci ricorda, con dolorosa chiarezza, che la sicurezza aerea non è un obiettivo raggiunto, ma un percorso continuo di miglioramento e vigilanza.






