La vicenda di Garlasco, e l’attuale situazione giudiziaria che coinvolge l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, solleva interrogativi profondi sulla tenuta dei principi costituzionali e sul corretto svolgimento del processo in un’era dominata dalla comunicazione di massa.
La lettera dell’avvocato Domenico Aiello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, oltre a rappresentare un atto di difesa per il suo assistito, si configura come un allarme per lo stato di diritto.
Il nucleo della questione risiede nella pretesa, da parte della procura di Brescia, di esercitare la propria autorità investigativa, con la conseguente emissione di decreti di sequestro, la cui divulgazione prematura ai media, avvenuta prima che l’avvocato stesso ne fosse ufficialmente informato, rappresenta una violazione dei diritti dell’indagato e una lesione della riservatezza processuale.
Questo scenario, secondo quanto denunciato, non è un episodio isolato, ma parte di una strategia comunicativa mirata a costruire un giudizio d’opinione, innescando una spirale di accuse e contro-accuse amplificate dalla stampa.
La denuncia di Aiello non si limita a un mero disservizio procedurale, ma evidenzia una sorta di campagna denigratoria che, priva di regole e rispetto dei tempi processuali, pregiudica irrimediabilmente la possibilità di un equo processo.
La vicenda si estende, come emerge dalla lettera, a un’indagine più ampia, che coinvolge le precedenti attività di Venditti, alimentando sospetti e interrogativi senza la garanzia di una verifica imparziale e basata su prove concrete.
L’emersione di un’indagine transregionale, che trascende i confini territoriali e temporali delle singole inchieste, suggerisce una volontà di scavare a fondo nel passato professionale dell’ex magistrato, con il rischio di trasformare il procedimento in una caccia alle streghe mediatico-giudiziaria.
L’assenza di “notizie *criminis*”, ovvero informazioni formali riguardanti reati, e la prevalenza di speculazioni e illazioni, alimentano un clima di incertezza e di sospetto che mina la credibilità dell’intera vicenda.
La richiesta disperata di Aiello al Ministro Nordio, “sottrarre la critica di un giudicato al furor di popolo”, non è solo un appello a favorire la difesa dell’indagato, ma un monito per la magistratura e per l’intero sistema giudiziario.
Si invoca il ripristino di un rispetto dovuto alla funzione giudiziaria, un rispetto che implica la garanzia del diritto alla difesa, la segretezza degli atti e la correttezza dei tempi processuali.
In un’epoca in cui la comunicazione digitale può amplificare qualsiasi informazione, anche quella distorta o incompleta, è fondamentale che il diritto alla difesa e la presunzione di innocenza siano salvaguardati con rigore, altrimenti si rischia di compromettere l’intero sistema di giustizia.
La vicenda di Garlasco, in questo senso, rappresenta un campanello d’allarme per la tenuta dei principi costituzionali e per la salvaguardia dello stato di diritto.





