Il processo relativo all’incendio devastante che nel 2021 colpì la Torre dei Moro, iconico grattacielo milanese, ha raggiunto una fase cruciale con la richiesta di condanna avanzata dal Pubblico Ministero Marina Petruzzella.
La richiesta, presentata al giudice Amelia Managò della sesta sezione penale, si articola su un quadro di responsabilità che coinvolge diversi attori, con pene che variano dai 3 anni e 6 mesi fino a ben 8 anni di reclusione.
L’incendio, che trasformò per ore la torre in una fiamma alta e visibile, fortunatamente non causò vittime, verosimilmente grazie alla circostanza che una parte significativa della popolazione milanese si trovava ancora fuori città per le vacanze estive.
Tuttavia, il disastro sollevò interrogativi profondi sulla sicurezza delle costruzioni e sulla gestione dei rischi, alimentando un dibattito nazionale sulla necessità di una revisione delle normative e dei controlli.
L’accusa, nel contesto del processo per disastro colposo, si concentra sull’inadeguatezza dei materiali impiegati nel rivestimento esterno dell’edificio, in particolare i pannelli in alluminio composito prodotti da Alucoil, una società spagnola.
Il legale rappresentante di tale azienda, Teodoro Martinez Lopez, è al centro della richiesta di condanna più severa, 8 anni, unitamente a Ettore Zambonini, legale rappresentante dell’azienda che eseguì i lavori di posa delle “vele” di facciata, e a Giordano Cantori, figura chiave nella commercializzazione dei pannelli Larson, anch’essi identificati come altamente infiammabili.
La ricostruzione degli eventi fa luce su una catena di decisioni che, seppur non intenzionali, contribuirono alla rapida propagazione delle fiamme.
La scelta dei pannelli, apparentemente per motivi estetici o di costo, si rivelò fatale, bypassando potenziali alternative più sicure e resistenti al fuoco.
La richiesta di 5 anni di reclusione per Stefania Grunzweig, amministratrice di Polo srl, venditrice delle unità immobiliari, e per Alberto Moro, responsabile dell’acquisizione clienti per la vendita degli appartamenti, suggerisce un’estensione della responsabilità a coloro che, pur non direttamente coinvolti nella produzione o posa dei materiali, hanno contribuito alla promozione e alla commercializzazione dell’edificio, con la consapevolezza implicita dei rischi associati.
Il processo, ora in prosecuzione, rappresenta un momento cruciale per l’affermazione di principi fondamentali in materia di sicurezza edilizia e responsabilità penale in caso di disastri causati da negligenze o scelte tecnicamente inappropriate.
La data del 19 gennaio segna un appuntamento significativo, in cui si attendono le conclusioni del giudice e la definizione del destino dei principali imputati, in un contesto permeato da un sentimento di profonda indignazione e dalla speranza che simili tragedie non si ripetano.






