Il Comune di Milano ha approvato una rigorosa delibera che vieta l’installazione di keybox, o cassette portachiavi, su aree pubbliche e infrastrutture cittadine.
Questa misura, entrata in vigore dopo un periodo di transizione di trenta giorni, rappresenta una risposta diretta alla crescente diffusione di pratiche legate all’economia degli affitti brevi e solleva interrogativi più ampi sul diritto all’uso dello spazio pubblico e sulla sicurezza urbana.
La delibera, promossa dal consigliere comunale Michele Albiani, interviene su una tendenza che ha visto una proliferazione di dispositivi destinati a semplificare il check-in autonomo degli ospiti, spesso in assenza di permessi e compensazioni economiche dovute alla collettività.
Questa pratica, secondo l’amministrazione comunale, costituisce un’occupazione abusiva del suolo pubblico, un vantaggio privato ottenuto a spese dell’interesse generale.
Al di là delle questioni legate all’estetica urbana, l’amministrazione esprime preoccupazione per i potenziali rischi per la sicurezza e il disturbo alla quiete pubblica.
L’installazione indiscriminata di keybox può facilitare attività illegali e generare un senso di insicurezza tra i residenti.
Questa decisione si allinea a scelte già adottate da altre città turistiche come Roma e Firenze, che si confrontano con dinamiche simili legate all’affitto breve.
La delibera non si limita a proibire l’installazione di keybox su aree pubbliche, ma estende il divieto anche a strutture private che si estendono o sporgono su spazi di proprietà comunale.
Un elemento particolarmente rilevante è l’inclusione di una clausola che tiene conto di potenziali utilizzi illeciti di questi dispositivi, derivanti da indagini giudiziarie che hanno evidenziato collegamenti con attività di spaccio di stupefacenti.
La rigorosità della delibera è sottolineata dalla possibilità di rimozione coattiva dei dispositivi in violazione, senza preavviso, a carico degli uffici comunali competenti.
L’azione amministrativa mira a riaffermare il primato dell’interesse pubblico rispetto a soluzioni private, promuovendo una gestione più equa e sostenibile dello spazio urbano e garantendo la sicurezza e il benessere dei cittadini.
Il provvedimento solleva, inoltre, un dibattito più ampio sulla regolamentazione dell’affitto breve e sulla necessità di definire criteri chiari per l’utilizzo delle risorse pubbliche.

