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Migliaia di famiglie a rischio: appello al Presidente della Repubblica

Al Presidente della Repubblica, con l’urgente appello di chi si sente cittadino senza casa, né futuro certo.
È l’invito rivolto da Comitato Famiglie Sospese di Milano, una realtà che oggi raccoglie la sofferenza di oltre 4.500 nuclei familiari, intrappolati in una spirale di incertezza giuridica che mina le fondamenta stesse del diritto di proprietà e della fiducia nelle istituzioni.
La vicenda, complessa e dalle ramificazioni potenzialmente estese, coinvolge un numero vertiginoso di immobili: le indagini in corso, condotte dalla Procura milanese, potrebbero estendersi a circa 50.000 appartamenti, abitati da oltre 100.000 persone.

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Si tratta di famiglie che, con la serietà e la diligenza che si addice a un cittadino responsabile, hanno perseguito il sogno di una casa, investendo i propri risparmi, spesso frutto di anni di sacrifici, e sottoscrivendo contratti preliminari e mutui, con la garanzia formale del notaio, figura istituzionale deputata a certificare la legittimità dell’operazione.

Oggi, queste famiglie si trovano in una condizione di limbo giuridico, sospese tra la paura di un’inchiesta penale che potrebbe inficiare la loro situazione abitativa e la mancanza di una normativa ad hoc che ne tuteli i diritti.
Non si tratta di una mera questione burocratica, ma di una profonda crisi di fiducia nelle istituzioni locali e nazionali, accusate di immobilismo e di una presunta volontà di evitare un intervento risolutivo, presumibilmente per ragioni di convenienza politica.

La gravità della situazione risiede nel fatto che si tratta di persone oneste, in buona fede, che hanno adempiuto a tutti gli obblighi previsti dalla legge, solo per ritrovarsi improvvisamente a rischio di perdere la propria abitazione, il proprio bene più prezioso.

La figura del notaio, garante della regolarità dell’atto, si trova paradossalmente a coesistere con un sistema che permette, o tollera, pratiche irregolari.
Il Comitato non pretende privilegi, ma un equo riconoscimento dei propri diritti, una risposta legale che ristabilisca la certezza del diritto e restituisca dignità a migliaia di famiglie che si sentono abbandonate e invisibili.
L’appello al Presidente della Repubblica è un grido d’aiuto, la richiesta di un intervento che superi le logiche di partito e che si ponga al servizio del bene comune, garantendo la tutela dei diritti fondamentali di ogni cittadino e ripristinando la fiducia nelle istituzioni.

Si tratta di un imperativo morale e un dovere costituzionale.

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