Nel cuore di Milano, una serie di violenze inaudite ha scosso la città, portando alla luce una spirale di aggressioni mirate a donne, perpetrate con brutalità e apparente casualità.
Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato, hanno portato all’identificazione e all’arresto di un giovane uomo, 23enne di origine senegalese, il quale si presentava come richiedente protezione internazionale, ma con una storia di precedenti penali significativa.
La gravità dei fatti emerge dai sette casi denunciati, una cifra che gli investigatori ritengono probabilmente sottostimata, sospettando l’esistenza di ulteriori vittime non ancora emerse.
Le aggressioni, avvenute in un arco temporale compreso tra il 13 agosto e il 5 ottobre, si sono concretizzate in percosse, alcune delle quali hanno provocato lesioni gravi, fino a fratture.
Particolarmente inquietante è la concentrazione di quattro aggressioni avvenute nelle stesse vie e nello stesso giorno, suggerendo un pattern comportamentale e una potenziale strategia di ricerca delle vittime.
Il profilo dell’aggressore rivela una figura marginalizzata e priva di una stabilità residenziale.
Il giovane, noto con numerosi soprannomi e fotosegnalato ben 43 volte, conduceva una vita nomade, dormendo dove trovava rifugio e caratterizzato da comportamenti eccentrici, come palleggiare con lattine o altri oggetti, un’abitudine che gli aveva valso il nomignolo di “il calciatore”.
La sua condizione di richiedente asilo, unitamente alla mancanza di una rete sociale strutturata, solleva interrogativi complessi sulla gestione dei flussi migratori, sulla loro integrazione e sulla necessità di monitoraggio e supporto psicologico per individui vulnerabili.
L’evento non si riduce a un mero episodio di criminalità isolata; esso emerge come sintomo di una problematica più ampia, che abbraccia questioni di sicurezza urbana, disagio sociale e potenziali fallimenti nel sistema di accoglienza.
La vicenda pone l’accento sull’importanza di rafforzare la prevenzione della criminalità, di migliorare i meccanismi di identificazione e monitoraggio di individui a rischio e di garantire un’efficace risposta alle vittime di violenza, in particolare donne.
L’indagine resta aperta per accertare con precisione le motivazioni alla base di tali atti e per individuare eventuali complici o collegamenti con altre attività criminali.






