Il 10 gennaio, il corteo milanese “Giù le mani dalla Palestina e dal Venezuela”, espressione di un movimento di solidarietà che anima le piazze da oltre due anni, si è aperto con una conferenza evocativa, celebrata di fronte alla sede dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp).
Il luogo, un tempo cuore pulsante di sostegno alla causa palestinese, è ora segnato da sigilli giudiziari, conseguenza di un’indagine che ha portato all’arresto di nove persone, accusate di finanziare Hamas.
L’atmosfera era densa di rabbia e di determinazione, testimoniata dai cartelli improvvisati che affioravano tra i sigilli: “Free Palestine” e “Resistenza non terrorismo”.
L’Associazione dei palestinesi in Italia, fondata dal carismatico Mohammad Hannoun, oggi detenuto, ha organizzato il corteo che, partendo da via Giacosa, si è diretto verso Piazza Repubblica.
Un ampio fronte di organizzazioni – Usb, Cub, Cobas, Potere al Popolo, centri sociali come il Vittoria – ha manifestato la propria adesione, sottolineando la volontà di dare voce a una narrazione alternativa rispetto a quella dominante.
“Non arretreremo,” ha affermato Elio del Vittoria, portavoce del movimento, esprimendo la preoccupazione per un clima di intimidazione che mira a soffocare le voci dissenzienti.
“Gli arrestati sono nostri compagni, persone con cui abbiamo condiviso battaglie e sacrifici.
Questa inchiesta è una vendetta, un tentativo di delegittimare un movimento di massa che ha dimostrato la propria forza innumerevoli volte.
“L’accusa di finanziamento al terrorismo è stata fermamente contestata.
“La resistenza non è terrorismo,” è stato ribadito con forza.
“Vogliono equiparare la solidarietà verso un popolo oppresso alla complicità con atti criminali, una strategia subdola per screditare chi si batte per la giustizia.
” Il corteo, pertanto, si configura come un atto di sfida, una rivendicazione della propria identità e dei propri valori, un grido di unità tra i popoli oppressi, dalla Palestina al Venezuela.
Un elemento controverso dell’indagine è costituito dalle 2000 pagine di documenti forniti dal Mossad, presentati come prove di una presunta collusione tra Hannoun e Hamas.
Walter Montagnoli della Cub ha espresso forti dubbi sulla loro attendibilità, sottolineando la volontà di attaccare chi, nelle piazze italiane, ha osato esprimere il proprio dissenso, spaventando i governi italiano e israeliano.
La solidarietà verso i palestinesi, a quanto pare, rappresenta una minaccia per l’ordine costituito.
Il corteo, quindi, non è solo una manifestazione di supporto ai detenuti, ma anche una denuncia di un clima di sospetto e repressione, una difesa della libertà di espressione e del diritto di stare dalla parte di chi lotta per la giustizia.




