Un atto di profanazione ha colpito, nella notte scorsa, a Milano, il memoriale dedicato ad Andrea Campagna, poliziotto caduto in servizio nel 1979 per mano degli uomini del PAC – Proletari Armati per il Comunismo, organizzazione terroristica legata alla figura di Cesare Battisti.
La notizia, diffusa da Carlo Fidanza, esponente di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, e Francesco Rocca, consigliere comunale, riapre una ferita nel tessuto urbano e nella coscienza collettiva.
La lapide, oggetto di un gesto di inaudita gravità, si trova nel quartiere Barona, in via Modica, un’area che merita particolare attenzione e cura da parte dell’amministrazione comunale.
La famiglia di Andrea Campagna, con grande impegno e dedizione, aveva curato il monumento, testimonianza tangibile di un sacrificio compiuto nell’adempimento del proprio dovere.
L’episodio, ben al di là di un semplice atto vandalico, rappresenta una provocazione nei confronti della memoria di un uomo che ha pagato con la vita la sua appartenenza alle forze dell’ordine, e di tutti coloro che quotidianamente si dedicano alla tutela della sicurezza pubblica.
Il quartiere Barona, e in particolare il parco intitolato ad Andrea Campagna, versano da tempo in una condizione di degrado e illegalità, elementi che, purtroppo, sembrano aver favorito l’insensibilità che ha portato a questo gesto riprovevole.
L’amministrazione comunale è chiamata ad assumersi una responsabilità concreta, non solo per il ripristino immediato della lapide, ma anche per un intervento complessivo volto a riqualificare il quartiere, restituendo dignità e sicurezza ai suoi abitanti.
È imperativo che i responsabili di questo atto siano identificati e assicurati alla giustizia, e che il Comune si costituisca parte civile, dimostrando con forza la sua ferma condanna nei confronti di tali comportamenti.
Questo episodio ci ricorda la necessità di coltivare la memoria, di preservare i luoghi simbolici della nostra storia, e di combattere ogni forma di violenza e di intolleranza.
Il silenzio, in questi casi, sarebbe una forma di complicità.
La memoria di Andrea Campagna, e di tutte le vittime del terrorismo, deve rimanere viva, come monito e come esempio di impegno civile.
Occorre rafforzare il senso di comunità, promuovere l’educazione alla legalità e favorire il dialogo intergenerazionale, affinché simili gesti non si ripetano e la storia non venga dimenticata.
La tutela della memoria è un dovere verso il passato e una garanzia per il futuro.

