La tragedia della Rsa “Casa per Coniugi” di Milano, costata la vita a sei ospiti anziani nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2023, ha portato la Procura a formulare richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di cinque persone e della cooperativa Proges, responsabile della gestione della struttura.
L’imputazione principale è omicidio colposo aggravato, un capo d’accusa che denota la gravità delle responsabilità contestate e che include la violazione di norme essenziali per la prevenzione incendi e la salvaguardia della vita umana.
A questa si affiancano accuse di incendio colposo e omissione di cautele contro disastri e infortuni, unitamente alla contestazione della responsabilità amministrativa nei confronti di Proges, evidenziando un sistema di gestione carente e potenzialmente compromettente.
Le indagini, protrattesi nei mesi precedenti, hanno rivelato un quadro preoccupante circa la sicurezza della Rsa, con particolare attenzione al mancato funzionamento dell’impianto di rilevazione incendi, fermo dal 2021.
L’analisi tecnica condotta dagli ingegneri Davide Luraschi e Giovanni Cocchi, incaricati dalla Procura, ha quantificato l’impatto devastante di questa omissione: un allarme funzionante avrebbe potuto attivarsi in circa un minuto e mezzo dall’inizio dell’incendio, concedendo una finestra temporale di quattro minuti per un intervento sicuro.
La differenza tra uno scenario e l’altro si è rivelata fatale.
L’anziana che ha innescato l’incendio, a causa di una sigaretta, ha effettuato una disperata chiamata d’aiuto solo sette minuti dopo il primo allarme, un intervallo cruciale in cui l’incendio ha potuto propagarsi in modo incontrollabile, privando le vittime di qualsiasi possibilità di salvezza.
La tragedia non è semplicemente un evento accidentale, ma l’esito di una serie di negligenze sistematiche.
Le misure “compensative” adottate dalla cooperativa Proges per sostituire l’impianto di rilevazione guasto apparivano grottesche e inefficaci: trombette fissate al muro, destinate ad essere azionate manualmente in caso di emergenza, un surrogato irrisorio che tradisce una superficialità e una mancanza di etica allarmanti.
Questa scelta, oltre che ridicola, testimonia una sottovalutazione del rischio e una volontà di ridurre i costi a scapito della sicurezza dei più vulnerabili.
La decisione di stralciare le posizioni di due dirigenti comunali, in attesa di archiviazione, solleva interrogativi sulla responsabilità del Comune nel controllo e nella vigilanza sulla struttura, e sottolinea la complessità del sistema di responsabilità in un contesto di gestione esterna.
L’inchiesta, in definitiva, non si limita a individuare i responsabili diretti della tragedia, ma mira a ricostruire un quadro più ampio, analizzando le dinamiche di controllo, la cultura della sicurezza e le scelte gestionali che hanno portato a questa immane perdita di vite umane.
Il processo imminente sarà cruciale per accertare le responsabilità e per definire nuove linee guida per la gestione delle strutture per anziani, al fine di prevenire il ripetersi di simili tragedie.

