Scuola Di Vona Speri: docenti schierati con Gaza, un atto di coraggio.

In un contesto scolastico complesso, l’istituto comprensivo Di Vona Speri di Milano, cuore pulsante della zona Loreto a cavallo tra via Padova e corso Buenos Aires, ha incarnato un atto di coraggio pedagogico e civile.

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Oltre cento docenti, unitamente alla dirigente scolastica, hanno espresso, con una dichiarazione pubblica, la ferma opposizione alla sofferenza e all’ingiustizia che affliggono la popolazione di Gaza e l’intera Palestina.

Lungi dall’adottare una presunta neutralità, un approccio che ritengono incompatibile con il ruolo educativo, hanno rivendicato la responsabilità di formare cittadini consapevoli e attivi, animati da valori come la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e la promozione della legalità internazionale.
Questa presa di posizione, nata a seguito dell’appello lanciato da “Docenti per Gaza”, non si configura come un mero gesto simbolico, ma come l’avvio di un percorso formativo volto a stimolare la riflessione critica e l’impegno civile tra gli studenti.

Il documento sottoscritto rappresenta un impegno concreto a creare spazi di dialogo e iniziative didattiche che affrontino temi cruciali come la pace, la dignità umana e il diritto internazionale, spesso relegati ai margini dei programmi scolastici tradizionali.
La prima manifestazione tangibile di questo impegno è stata l’installazione artistica collettiva “Restiamo umani.
Pensieri per Gaza”, realizzata nell’atrio della scuola media Quintino Di Vona.
Un’iniziativa coinvolgente che ha visto la partecipazione di tutti gli studenti, oltre ottocento, distribuiti in trentasei classi.
Attraverso messaggi di vicinanza e solidarietà, indirizzati in particolare ai bambini di Gaza, e la creazione di numerose barchette di carta, i giovani studenti hanno espresso il loro sostegno alla Global Sumud Flotilla, un’iniziativa che mira a rompere il blocco imposto alla Striscia di Gaza.

L’azione dei docenti del Di Vona Speri trascende la dimensione locale, configurandosi come un esempio di come la scuola possa diventare un luogo di resistenza pacifica e di promozione di valori umanitari.
Dimostra, inoltre, che l’educazione non può prescindere da una riflessione critica sugli eventi globali e che il ruolo dell’insegnante non si limita alla trasmissione di conoscenze, ma implica anche la responsabilità di stimolare la crescita etica e civile dei propri studenti.

La scuola, in questo caso, si trasforma in un laboratorio di cittadinanza, dove i giovani imparano non solo a conoscere il mondo, ma anche ad agire per renderlo più giusto e pacifico.

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