Sgomberi a Milano: Legalità e Marginalità, un’analisi urgente.

La recente ondata di interventi di sicurezza urbana a Milano, culminata nello sgombero di via Quarti nel quartiere Baggio, solleva questioni cruciali che vanno oltre la semplice applicazione della legge.

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La Caritas Ambrosiana, in linea con le critiche già espresse dall’amministrazione comunale, manifesta profonda preoccupazione per le modalità implementate, evidenziando la necessità di una riflessione urgente sulle implicazioni sociali ed etiche di tali azioni.

L’affermazione della legalità, un principio imprescindibile per la convivenza civile, non può prescindere da una complessa valutazione del contesto sociale in cui si manifestano comportamenti illegali.
Mentre riconosciamo la necessità di ripristinare l’ordine e il controllo del territorio, l’approccio adottato appare insufficiente, se non controproducente, quando si confronta con le radicate disuguaglianze e le fragilità che caratterizzano le periferie milanesi.

Gli interventi di via Quarti, Giambellino-Lorenteggio e San Siro, così come l’azione alla Stazione Tibaldi, hanno lasciato il segno non solo sulle persone direttamente coinvolte – occupanti abusivi, individui coinvolti in attività criminose – ma anche su famiglie legali residenti, spesso vulnerabili e marginalizzate.
Lo sgombero, inteso come mero azzeramento fisico di una presenza, non risolve le cause profonde del disagio, anzi, rischia di esacerbare la marginalizzazione e di alimentare un circolo vizioso di esclusione sociale.
La questione non si riduce alla semplice contrapposizione tra legalità e illegalità.
Si tratta di comprendere le radici del fenomeno dell’occupazione abusiva, che spesso è sintomo di un fallimento nella fornitura di servizi essenziali, di alloggi dignitosi e di opportunità di reinserimento sociale.

Il crimine, in molte sue forme, è un effetto secondario di una disuguaglianza strutturale che mina il tessuto sociale.

Un approccio efficace richiede un cambio di paradigma, che integri l’azione di contrasto alla criminalità con interventi mirati di mediazione sociale, di sostegno psicologico, di formazione professionale e di promozione dell’integrazione.
È necessario potenziare le sinergie tra le forze dell’ordine, i servizi sociali, le cooperative sociali e le realtà del terzo settore, per costruire una rete di protezione sociale in grado di rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone più vulnerabili.

La semplice rimozione delle persone dalle strade o dagli alloggi abusivi non elimina il problema, ma lo sposta, spesso rendendolo ancora più complesso da affrontare.
Un approccio olistico, che consideri la persona nella sua interezza e il contesto sociale in cui vive, è l’unica strada per promuovere una sicurezza urbana duratura e rispettosa della dignità umana.

In questo senso, l’appello al Prefetto per un confronto costruttivo è un segnale di volontà di superare la logica degli interventi isolati e di avviare un percorso di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, finalizzato a costruire una città più giusta, inclusiva e sicura per tutti.

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