Liliana Segre e Primo Levi: un dialogo inedito sulla Shoah.

In un contrasto di visioni, tra un’anima proiettata verso l’oblio e un’altra che nutriva un’ardente desiderio di rinascita, debutta in Italia, al Teatro Carcano di Milano, in concomitanza con la Giornata della Memoria del 27 gennaio, “Il grande nulla – o quello che ci aspettava”.

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Si tratta di uno spettacolo che esplora un dialogo inedito, un filo invisibile tessuto tra due figure emblematiche della Shoah: Liliana Segre e Primo Levi.

L’iniziativa trae origine da un capitolo quasi dimenticato della storia: due lettere che Liliana Segre indirizzò a Primo Levi, nel 1959, a seguito della pubblicazione di “Se questo è un uomo”, e nuovamente nel 1986, in risposta a “I sommersi e i salvati”.
Queste missive, mai prima divulgate, rivelano uno scambio di pensiero intenso e complesso, un confronto che si rivela un crocevia di esistenzialismi divergenti.
La profonda disillusione, l’amara lucidità che permea la scrittura di Levi, si scontrava con l’incrollabile fiducia nel futuro, la resilienza che animava Liliana Segre.

Lo spettacolo, frutto dell’originale elaborazione testuale e della regia di Romeo Gasparini, si propone di restituire al pubblico l’eco di queste voci, di rendere palpabile la tensione tra due modi distinti di elaborare il trauma.
Il progetto ha ricevuto il prezioso supporto di Alberto Belli Paci Segre, primogenito della senatrice, che ha contribuito a garantire la fedeltà storica e la delicatezza interpretativa del racconto.
La sua presenza alla replica milanese rappresenta un ulteriore omaggio a Liliana Segre e un’occasione per approfondire la comprensione di un patrimonio morale di inestimabile valore.
“Il grande nulla – o quello che ci aspettava” non è una semplice riproposizione di un dialogo, ma un’indagine sulle diverse strategie di sopravvivenza psicologica, sui sentieri tortuosi della memoria e sulla necessità di trovare, anche nell’abisso del dolore, un barlume di speranza.

Uno spettacolo che invita a riflettere sulla condizione umana, sul peso del passato e sulla responsabilità di custodire la memoria per le generazioni future, affinché l’orrore non si ripeta.

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