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Milano Industriale: Viaggio tra Fabbriche e Memorie d’Epoca

Milano, Anatomia di un’Era Industriale: Un Viaggio tra Fabbriche e MemorieIl volume di Jacopo Ibello, “Milano Industriale” (Hoepli, 256 pp, 42,90 euro), si configura come un’indagine approfondita e documentata sull’evoluzione urbana e produttiva di Milano, tracciando un percorso che abbraccia un arco temporale dall’Ottocento alla fine del Novecento.
Lungi dall’essere una semplice cronologia, l’opera si propone come un’esplorazione sensibile e rigorosa dell’identità milanese, profondamente plasmata dalla sua vocazione industriale.

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Il libro apre uno sguardo inedito sull’architettura del lavoro, sulle fabbriche che hanno segnato il paesaggio cittadino e l’hinterland, spesso ridotte oggi a spettri di un passato glorioso, testimonianze silenziose di un’epoca di fervore e innovazione.
Ibello ricostruisce il percorso di sviluppo industriale, dalle prime realtà artigianali sorte ai margini delle mura spagnole, fino alle imponenti aree produttive concentrate lungo l’asse Sesto San Giovanni-Alto Milanese, e alla cruciale valle dell’Adda, dove l’abbondanza idrica e lo sviluppo dell’energia elettrica hanno alimentato una stagione di crescita senza precedenti.
La ricchezza del lavoro di Ibello risiede nella sua meticolosa documentazione.

L’autore, forte di anni di esperienza nella fotografia industriale e della precedente “Guida al turismo industriale” (2020), ha condotto un vero e proprio censimento sul campo, catalogando un patrimonio eterogeneo e vastissimo.

Tessile, chimico, siderurgico, alimentare, distillerie, tabacchi, centrali e sottostazioni elettriche: ogni realtà produttiva è descritta con cura, attraverso schede dettagliate che costituiscono uno strumento prezioso per ricercatori, appassionati e, soprattutto, per chi desidera intraprendere itinerari di turismo industriale, un settore in forte ascesa.

L’opera non si limita a una mera descrizione fisica delle fabbriche.
Ibello sonda le storie umane che si celano dietro le mura, le vite dei lavoratori, le ambizioni dei padroni, le tensioni sociali che hanno animato quegli ambienti.
Affiora un mosaico complesso di storie di progresso e di crisi, di innovazione tecnologica e di sfruttamento, di resilienza e di abbandono.

Il libro evidenzia come la riconversione industriale, sebbene spesso necessaria, comporti il rischio di cancellare la memoria del passato.
Il quartiere Tortona, trasformato in polo del design, rappresenta un esempio di rigenerazione positiva, ma le aree dismesse di Sesto San Giovanni (Falck) e Varedo (SNIA) rimangono ferite aperte, simbolo di un degrado che richiede un approccio attento e consapevole.
L’apertura di Edison alle riprese interne delle centrali idroelettriche testimonia un desiderio di dialogo tra passato e presente.

La prefazione di Luca Doninelli definisce Milano come “città del lavoro”, un’affermazione che risuona profondamente nelle pagine del libro.
Ibello lancia un appello al recupero, invitando a preservare l’identità industriale, a non dimenticare le fabbriche come luoghi di memoria viva, di identità territoriale.

Un monito che trascende la mera riqualificazione urbana, per elevarsi a riflessione sulla necessità di comprendere e valorizzare il patrimonio industriale come parte integrante della storia di Milano e del suo popolo.
Il libro è una chiave per decifrare l’anima di una città che ha costruito la propria identità sul lavoro e sull’innovazione, invitandoci a riflettere sul futuro di un’eredità che non può essere dimenticata.

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