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Museo Martini: Memling, Alzheimer e Bischof, un anno di arte e dialogo.

Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano si conferma un laboratorio culturale vivace e inclusivo, un luogo dove il dialogo tra epoche artistiche, la memoria collettiva e il tessuto comunitario si intrecciano in un percorso espositivo ambizioso per il 2026.
A partire dal 2025, con un incremento significativo di visitatori (91.000), il museo intende consolidare il suo ruolo di fulcro di riflessione e incontro, proiettando la propria offerta verso una fruizione sempre più accessibile e significativa.
Il programma 2026 si apre con un omaggio a Hans Memling, figura chiave del Rinascimento fiammingo.
La mostra “Hans Memling. La Crocifissione.

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Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro”, a cura di Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi, offre una chiave interpretativa originale.
Il celebre dipinto “La Crocifissione”, in prestito dai Musei Civici di Vicenza, diventa il catalizzatore per un confronto fecondo con le opere di Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli.
L’obiettivo è stimolare una riflessione sulla potenza emotiva e spirituale dell’opera di Memling, proiettandone l’eco nel linguaggio visivo contemporaneo e ampliandone il significato attraverso nuove prospettive artistiche.
La collaborazione con Casa Testori ne sottolinea l’approccio multidisciplinare e l’attenzione al patrimonio culturale lombardo.
Un focus particolarmente toccante è dedicato alla cura dell’Alzheimer e all’esperienza della RSA Sacra Famiglia.
La mostra “N’on dimenticarti.

La cura dell’Alzheimer e l’esperienza di Sacra Famiglia”, curata da Giovanna Calvenzi e documentata attraverso le fotografie di Marianna Sambiase, educatrice presso il Nucleo Alzheimer, offre una testimonianza intima e potente.
Le immagini contemporanee si arricchiscono del confronto con l’eredità fotografica di Enrico Zuppi (1946) e Gianni Berengo Gardin (2011), creando un racconto stratificato che esplora le sfumature della condizione umana, la fragilità della memoria e la forza del rapporto tra cura e dignità.
Questo percorso vuole essere un invito alla comprensione, all’empatia e alla sensibilizzazione verso una patologia che, purtroppo, tocca sempre più persone.
Il museo dedica poi ampio spazio alla grande fotografia con la mostra “Point of View”, una retrospettiva completa sull’opera di Werner Bischof.

La mostra, articolata in quattro sezioni tematiche, traccia il percorso professionale del fotografo svizzero, dal suo esordio in Svizzera alla cronaca della Seconda Guerra Mondiale, dai reportage in Asia (India, Giappone, Corea, Hong Kong, Indocina) agli intensi viaggi in America Latina.

Attraverso circa cento immagini d’epoca, “Point of View” offre una panoramica esaustiva sulla sua visione del mondo, la sua capacità di cogliere l’essenza della realtà e la sua sensibilità per le questioni sociali e politiche.
La tragica morte in America Latina, durante un viaggio professionale, segna un brusco epilogo a una carriera intensa e prolifica, lasciando un’eredità significativa nel panorama della fotografia mondiale.
La mostra invita a riflettere sul ruolo del testimone visivo e sulla responsabilità del fotografo di fronte alla complessità del mondo contemporaneo.

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