Toyofuku a Milano: un omaggio al maestro scultore dimenticato.

A un secolo dalla nascita, Milano rende omaggio a Tomonori Toyofuku, figura scultorea il cui percorso artistico si intreccia profondamente con l’identità culturale e industriale della città.
Nato a Kurume, in Giappone, nel 1925, Toyofuku giunse in Italia nel 1960, attratto da un contesto milanese in rapida trasformazione.
Era un’epoca di effervescente modernità, dove l’economia prosperava e l’innovazione nel design si apriva a nuove avanguardie, creando un terreno fertile per la sua visione artistica.
La mostra, intitolata “Tomonori Toyofuku.

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Ritorno a Milano,” curata dallo storico dell’arte Stefano Turina, inaugurerà dopodomani, giovedì 2 dicembre, presso la galleria-atelier di corso Como 9, spazio che per decenni fu il cuore pulsante del suo lavoro e che ora è ereditato dalla figlia Natsuko.

L’esposizione offrirà uno sguardo approfondito sul suo percorso creativo, attraverso una selezione di sculture, modelli preparatori, fotografie d’epoca e materiali d’archivio, che ne rivelano la ricerca costante di equilibrio tra ritmo, materia e forma.

L’allestimento, rimarrà aperto fino al 26 aprile, e si propone di restituire voce a un artista spesso dimenticato, attraverso un dialogo stimolante tra le sue opere e il contesto storico in cui si è sviluppata la sua ricerca.

L’impegno di Tomonori Toyofuku non si limitò alla produzione artistica.
La mostra segna anche l’istituzione di un archivio dedicato, un luogo di conservazione e studio che raccoglierà documenti, testimonianze e materiali relativi alla sua lunga attività.
Questo gesto sottolinea l’importanza di preservare la memoria di un artista che ha mosso i primi passi formativi sotto la guida del maestro scultore buddhista Chōdō Tominaga, e che ha poi saputo evolversi e contribuire significativamente al panorama artistico internazionale.

Dopo un iniziale percorso figurativo, Toyofuku si distinse con opere che ottenero riconoscimenti in Europa e negli Stati Uniti, culminando nell’acquisizione delle sue sculture da parte di Peggy Guggenheim e dal Museum of Modern Art di New York.
L’esperienza milanese fu cruciale per la sua evoluzione artistica, favorendo l’incontro e il confronto con figure chiave dell’arte italiana come Enrico Castellani, Piero Manzoni e Lucio Fontana.
Questi incontri stimolarono una svolta verso l’astrazione, che si manifestò nella sua prima personale italiana del 1962, un evento che presentò le sue iconiche superfici in legno attraversate da fori ovali, una tecnica che rivelava la tridimensionalità della materia e anticipava una ricerca spaziale che si sarebbe sviluppata ulteriormente attraverso sculture monumentali in bronzo e pietra.

La mostra intende dunque riscoprire, attraverso l’analisi del suo lavoro e del suo contesto, l’eredità di un artista che ha saputo interpretare e contribuire alla complessa evoluzione del XX secolo.

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