L’Italia, storicamente plasmata dalla scarsità di risorse primarie, si presenta come un laboratorio avanzato nell’implementazione dei principi dell’economia circolare.
Questa necessità intrinseca ha generato una profonda cultura del riutilizzo, del riciclo e del recupero, un’eredità che oggi si rivela un’inestimabile vantaggio competitivo.
Come sottolineato da Roberto Tasca, presidente di A2a, la transizione verso un modello economico circolare non è solo un imperativo ambientale, ma un’occasione strategica per rafforzare l’autonomia nazionale e l’influenza europea.
L’economia circolare, ben lungi dall’essere una moda passeggera, si configura come una vera e propria rivoluzione industriale, capace di disaccoppiare la crescita economica dall’esaurimento delle risorse e dalla produzione di rifiuti.
Si tratta di un approccio sistemico che richiede un ripensamento radicale dei processi produttivi, dei modelli di consumo e della gestione dei materiali, con l’obiettivo di creare cicli chiusi in cui i prodotti, i componenti e i materiali mantengono il loro valore il più a lungo possibile.
La capacità di A2a, leader nel settore ambientale, di pianificare investimenti significativi – ben 7 miliardi di euro entro il 2035 – testimonia la crescente consapevolezza del potenziale trasformativo di questa economia.
Questi investimenti non si limitano alla tradizionale gestione dei rifiuti e al miglioramento delle infrastrutture idriche, ma si estendono a soluzioni innovative come il recupero di calore di scarto da attività industriali e data center per alimentare reti di teleriscaldamento, promuovendo così l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni.
Tuttavia, per sbloccare appieno il potenziale dell’economia circolare, è cruciale un contesto normativo solido e prevedibile.
Il futuro Circular Economy Act rappresenta un’opportunità unica per stabilire regole chiare e coerenti, che incentivino gli investimenti a lungo termine e promuovano la collaborazione tra imprese, istituzioni e cittadini.
Questa cornice regolatoria deve supportare lo sviluppo di filiere innovative, stimolare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, e incoraggiare l’adozione di pratiche sostenibili in tutti i settori economici.
Inoltre, la transizione verso un’economia circolare richiede un cambiamento culturale profondo, che coinvolga tutti gli attori della società.
I consumatori devono essere sensibilizzati sull’importanza di ridurre gli sprechi, riparare i prodotti, scegliere beni durevoli e riciclati, e adottare comportamenti più responsabili.
Le imprese devono integrare i principi dell’economia circolare nei loro modelli di business, progettando prodotti più sostenibili, utilizzando materiali riciclati e riutilizzabili, e sviluppando servizi di riparazione e manutenzione.
L’Italia, con la sua solida tradizione di ingegno e capacità di adattamento, può svolgere un ruolo di leadership nella transizione verso un futuro circolare, non solo per il proprio beneficio, ma anche per contribuire alla decarbonizzazione, all’indipendenza energetica e alla crescita sostenibile dell’Europa intera.
Il momento di agire è adesso, con visione, determinazione e un impegno condiviso.




