L’eredità di Ennio Doris, figura cardine nella storia finanziaria italiana, si configura non solo come un esempio di lungimiranza imprenditoriale, ma anche come un’incarnazione di un’estetica profondamente umanista.
La sua capacità di fondere pragmatismo e sensibilità, spirito d’iniziativa e amore per le cose belle, si riflette emblematicamente nell’opera “Il Mondo di Ennio” del maestro Emilio Isgrò, un tributo artistico che trascende la mera commemorazione.
Sara Doris, vicepresidente di Banca Mediolanum, ha magistralmente descritto la natura dell’opera, sottolineando come essa riprenda il sentire del padre, un uomo per cui la bellezza non era appannaggio di ciò che è puramente ornamentale, ma si manifestava nell’elevazione dello spirito, nel miglioramento della qualità della vita.
Un gesto di cortesia, la vastità di un orizzonte, la precisione di una parola – elementi apparentemente distanti – si fondevano nella sua visione, generando un’esperienza emotiva complessa e appagante.
E l’arte, in particolare la musica, rappresentava per lui un canale privilegiato per accedere a quell’esperienza, un ponte capace di connettere le persone ai loro sentimenti più profondi.
“Il Mondo di Ennio” non è, pertanto, una semplice rappresentazione visiva, ma una sinfonia di linguaggi che si intrecciano e si arricchiscono a vicenda.
La pittura di Isgrò si apre a influenze musicali, poetiche, persino gestuali, creando un’esperienza immersiva che mira a evocare il senso di meraviglia e di profonda connessione con l’umanità che animava Ennio Doris.
L’opera, infatti, trae ispirazione dalla celebre canzone “Il Mondo” di Jimmy Fontana, brano che ha accompagnato momenti significativi della vita di Doris, diventando un simbolo della sua visione del mondo.
L’esposizione all’Auditorium Ennio Doris, nella sede di Banca Mediolanum a Milano 3, non è casuale.
È un luogo di incontro, di dialogo, un palcoscenico per celebrare un uomo che ha saputo coniugare l’eccellenza professionale con una profonda sensibilità artistica.
L’opera, in questo contesto, si trasforma in un invito a riflettere sul significato del bello, sul potere dell’arte come strumento di crescita personale e collettiva, e sulla necessità di coltivare un’estetica che vada oltre l’apparenza, abbracciando la ricchezza e la complessità dell’esistenza umana.
È un omaggio non solo a Ennio Doris, ma a un modo di intendere il mondo che aspira alla bellezza e al miglioramento continuo.





