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Alberto Trentini: Un anno di prigionia, un appello disperato

Un anno.
Trecentosessantacinque giorni segnati da un’assenza dolorosa, un vuoto che si estende tra Venezia e Caracas, tra l’Italia e il Venezuela.

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Un anno da quando Alberto Trentini, cooperante italiano di 46 anni, è stato ingiustamente detenuto, un’ombra ingiusta che neppure la distanza riesce a dissipare.
La sua scomparsa dalla vita pubblica, la sua prigionia in un carcere venezuelano, rappresentano un’emergenza umanitaria e un monito per la diplomazia internazionale.

La vicenda di Alberto Trentini non è semplicemente una questione di libertà individuale, ma solleva interrogativi profondi sul diritto alla giustizia, sulla trasparenza dei processi legali in contesti internazionali complessi e sulla responsabilità delle istituzioni nel tutelare i propri cittadini all’estero.
L’assenza di accuse formali, la nebulosità di un’imputazione vaga come “cospirazione”, amplificano il senso di ingiustizia e rendono ancora più urgente la mobilitazione a suo favore.
Domani, Milano sarà il palcoscenico di un appello sentito e disperato.
Una conferenza stampa, organizzata presso la sala stampa del Comune, si propone di rinnovare l’attenzione mediatica su questa vicenda, al fine di esercitare una pressione significativa sulle autorità venezuelane.
L’evento non è un mero gesto simbolico, ma una necessità impellente.

La voce di Armanda Colusso Trentini, madre di Alberto, risuona con un dolore profondo e una determinazione incrollabile.
Le sue parole, pubblicate su Repubblica, denunciano l’angoscia di un anno di attesa e lanciano un appello universale: “Non stancarvi mai di farlo”.
La pressione mediatica, la consapevolezza collettiva, sono le uniche armi a disposizione per spezzare le catene dell’ingiustizia.
Alberto ha dedicato la sua esistenza al servizio degli altri, operando in contesti fragili e supportando le fasce più vulnerabili della popolazione.

Ora, è il momento per la comunità internazionale a ricambiare questo gesto di generosità.
Scrivere, parlare, insistere, condividere: ogni azione, per quanto piccola, contribuisce a creare un’onda di solidarietà in grado di raggiungere il cuore del problema.

Alberto Trentini non è solo un cooperante veneziano; è un simbolo della cooperazione internazionale, un esempio di impegno civile, un figlio, un fratello, un amico.

La sua esperienza con la ONG francese ‘Humanity and Inclusion’ testimonia un percorso professionale dedicato all’assistenza di persone con disabilità, un lavoro svolto con competenza e umanità in diverse aree di crisi.

L’incontro di domani, coordinato da Beppe Giulietti, presidente di Articolo 21, vedrà la partecipazione di figure chiave: la madre di Alberto, l’avvocata Alessandra Ballerini, e rappresentanti del mondo del giornalismo, tra cui Paolo Perucchini e Riccardo Sorrentino.
La presenza di questi attori sociali sottolinea l’importanza della questione e la necessità di un impegno congiunto per garantire il ritorno di Alberto in Italia.

L’evento si configura come un punto di convergenza di voci e di iniziative, un momento di riflessione e di azione per restituire a un uomo la sua libertà e a una famiglia la speranza.

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