La recente crisi che ha scosso il Consiglio Regionale lombardo, culminata con l’espressione di sfiducia alla sottosegretaria Federica Picchi, solleva interrogativi profondi sulla tenuta delle dinamiche all’interno della coalizione di centrodestra.
Le accuse di mancanza di lealtà, provenienti esplicitamente dal partito Fratelli d’Italia, evidenziano una frattura che va ben oltre la singola questione amministrativa.
Giovanni Donzelli, esponente di spicco di FdI, ha criticato aspramente il comportamento dei consiglieri che hanno votato contro la sottosegretaria, sottolineando come l’apparente discrepanza tra dichiarazioni pubbliche e azioni concrete minacci la credibilità dell’intera compagine politica.
L’assenza di una comunicazione trasparente riguardo a eventuali divergenze programmatiche o politiche, secondo Donzelli, è una violazione dei principi fondamentali della collaborazione e della fiducia reciproca.
L’episodio non può essere considerato un mero inconveniente isolato, bensì un sintomo di tensioni latenti all’interno della coalizione.
La gestione dell’emergenza, con la difesa risoluta dell’operato della sottosegretaria Picchi, riflette la volontà di FdI di non cedere a dinamiche divisive e di tutelare la propria posizione all’interno del governo regionale.
La questione solleva interrogativi inquietanti riguardo alla consapevolezza e al ruolo dei vertici di Forza Italia e Lega.
È plausibile ipotizzare che i leader dei due partiti fossero a conoscenza delle dinamiche sottostanti, ma la loro presunta inazione ha contribuito ad alimentare la situazione di conflitto.
L’eventuale permanenza di Picchi nel suo ruolo, pur auspicabile per garantire continuità amministrativa, è secondaria rispetto alla necessità di una profonda riflessione etica e politica.
Il vero nodo è la verifica della lealtà e della correttezza dei rapporti all’interno della coalizione.
L’interpretazione dell’episodio come segnale in vista delle prossime elezioni regionali in Lombardia apparirebbe controproducente, considerando il delicato equilibrio politico e l’impegno congiunto nel governo della regione.
Una manovra del genere, in un momento di collaborazione istituzionale, rischierebbe di compromettere l’intera compagine e di generare ulteriore instabilità.
In definitiva, la vicenda Picchi rappresenta un campanello d’allarme che richiede un’analisi approfondita e un impegno concreto per ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproco tra i partiti della coalizione.





